Dal 24 settembre al 12 dicembre 2026 Gagosian dedica a René Magritte This Is Still Not a Pipe : The Afterlife of Magritte, un percorso tra dipinti, disegni, sculture e fotografie che mette l’artista belga in dialogo con l’arte contemporanea
Una pipa che non è una pipa. Un cielo luminoso sopra una strada immersa nell’oscurità. Uomini con la bombetta, mele gigantesche, nuvole, oggetti quotidiani collocati in situazioni impossibili. A quasi sessant’anni dalla morte, René Magritte continua a mettere in discussione uno dei gesti apparentemente più semplici dell’esperienza umana: guardare.
Dal 24 settembre al 12 dicembre 2026, la galleria Gagosian di Grosvenor Hill, a Londra, dedica all’artista belga una grande mostra nella sede londinese di Grosvenor Hill. Il titolo, This Is Still Not a Pipe: The Afterlife of Magritte, richiama immediatamente una delle opere più celebri della storia dell’arte del Novecento e anticipa il tema centrale dell’esposizione: non soltanto Magritte, ma ciò che è accaduto alle sue idee dopo Magritte.
L’esposizione riunisce opere provenienti da musei e collezioni private e attraversa diversi periodi della carriera dell’artista attraverso dipinti, lavori su carta, sculture e fotografie. Accanto alle opere del maestro surrealista vengono presentati lavori di artisti contemporanei appartenenti a generazioni differenti, alcuni realizzati appositamente per la mostra. L’obiettivo è indagare quanto profondamente il linguaggio visivo di Magritte continui a vivere nell’arte contemporanea.
Questa non è una pipa
Il titolo della mostra costituisce naturalmente un riferimento a La trahison des images, la celeberrima opera nella quale Magritte dipinse una pipa accompagnandola con la frase francese Ceci n’est pas une pipe: “Questa non è una pipa”. Quella che potrebbe sembrare una provocazione contiene in realtà una riflessione sorprendentemente profonda.
Magritte aveva ragione: quella sulla tela non è una pipa. È l’immagine di una pipa. Non possiamo riempirla di tabacco, prenderla tra le mani o utilizzarla. L’immagine rappresenta qualcosa, ma non coincide con ciò che rappresenta. Attraverso un oggetto semplicissimo, Magritte costringe così lo spettatore a distinguere tre livelli che nella vita quotidiana tendiamo continuamente a sovrapporre: la realtà, l’immagine della realtà e le parole con cui la descriviamo. Una questione che, a quasi un secolo di distanza, appare straordinariamente contemporanea.
Magritte e il mistero delle cose quotidiane
René Magritte nacque nel 1898 in Belgio e divenne una delle figure fondamentali del Surrealismo europeo. Il suo linguaggio, tuttavia, è profondamente diverso dall’immaginario onirico e spesso tumultuoso associato ad altri protagonisti del movimento. Magritte dipinge frequentemente con estrema precisione oggetti perfettamente riconoscibili: mele, finestre, cappelli, case, alberi, uccelli, pipe, uomini elegantemente vestiti.
È la loro relazione a diventare impossibile. Una mela occupa una stanza intera. Un paesaggio sembra contemporaneamente interno ed esterno. Il giorno e la notte possono convivere nella stessa immagine. Un volto viene nascosto proprio nel momento in cui vorremmo riconoscerlo.
Il quotidiano diventa enigmatico. Ed è forse proprio questa una delle ragioni della straordinaria attualità dell’artista. Magritte non inventa necessariamente mondi completamente fantastici: prende il nostro mondo e modifica qualcosa di apparentemente insignificante, quanto basta per costringerci a guardarlo nuovamente.
La Lampe philosophique e il pensiero che guarda se stesso
Tra le opere annunciate per l’esposizione londinese figura La Lampe philosophique del 1936, proveniente da una collezione privata belga. L’opera raffigura un uomo il cui naso sembra prolungarsi dentro la pipa che sta fumando, mentre accanto compare una candela dalla forma quasi organica.
Lo stesso Magritte collegò l’immagine alle meditazioni di un filosofo assorto e ossessivo, chiuso nel proprio universo mentale. Il dipinto assume così il carattere di una sorta di autoritratto concettuale: non tanto la rappresentazione fisica dell’artista quanto un’immagine del pensiero che rischia di diventare prigioniero delle proprie costruzioni.
È uno dei numerosi esempi nei quali Magritte utilizza il paradosso non semplicemente per sorprendere, ma per interrogare il rapporto fra pensiero e realtà.
Novant’anni dopo la grande mostra surrealista di Londra
L’appuntamento del 2026 possiede anche un importante significato storico. Sono trascorsi infatti novant’anni dall’International Surrealist Exhibition, organizzata nel 1936 alle New Burlington Galleries di Londra, a poca distanza dall’attuale sede di Gagosian. Quell’esposizione rappresentò un momento decisivo per l’affermazione internazionale del Surrealismo e contribuì alla notorietà dello stesso Magritte.
La nuova mostra ricorda inoltre i vent’anni da Magritte and Contemporary Art: The Treachery of Images, organizzata nel 2006-2007 dal Los Angeles County Museum of Art, uno dei primi grandi progetti espositivi dedicati specificamente all’influenza del pittore belga sulle generazioni artistiche successive.
Londra diventa così il luogo nel quale tre momenti diversi vengono idealmente messi in relazione: il Surrealismo storico del 1936, la riscoperta dell’eredità di Magritte all’inizio del XXI secolo e la sua influenza sull’arte contemporanea del 2026.
Magritte nell’epoca delle immagini artificiali
Ma esiste un’altra ragione per cui una mostra dedicata a Magritte appare particolarmente significativa oggi. Viviamo immersi nelle immagini. Fotografie, video, social network, realtà virtuale e sistemi di intelligenza artificiale generativa hanno reso sempre più sottile il confine tra ciò che è accaduto e ciò che può essere rappresentato in maniera perfettamente credibile.
Per gran parte della storia della fotografia, vedere un’immagine significava almeno presumere che davanti all’obiettivo fosse esistito qualcosa. Oggi questa relazione non può più essere data per scontata. Un’immagine fotorealistica può raffigurare una persona mai esistita, un luogo inesistente o un evento che non si è mai verificato. Un video può mostrare qualcuno mentre pronuncia parole mai dette.
In questo nuovo scenario, l’intuizione di Magritte acquista una forza inattesa. L’immagine non è la realtà. Non lo era nel 1929, quando una pipa dipinta dimostrava ironicamente di non poter essere fumata. Lo è ancora meno nell’epoca delle immagini generate dagli algoritmi.
Vedere non significa necessariamente conoscere
La questione conduce oltre la storia dell’arte. Gli esseri umani attribuiscono spontaneamente grande valore alla percezione visiva. “L’ho visto con i miei occhi” continua a essere una delle espressioni con cui affermiamo la certezza di qualcosa.
Eppure vedere non significa necessariamente comprendere. La percezione può essere ingannata. Un’immagine può essere manipolata. Una fotografia può essere autentica ma presentata fuori dal proprio contesto. Una rappresentazione può essere tecnicamente perfetta e completamente artificiale. Magritte aveva trasformato questa distanza tra realtà e rappresentazione in arte. Oggi quella distanza è diventata anche una questione sociale, tecnologica ed etica.
Cercare la verità oltre l’immagine
Da questo punto di vista, l’opera di Magritte incontra una delle grandi questioni del nostro tempo: che cosa significa cercare la verità quando non possiamo più fidarci automaticamente di ciò che vediamo ?La risposta non può essere smettere di credere alle immagini.
Una società nella quale ogni fotografia viene considerata potenzialmente falsa e ogni documento viene accolto con sospetto permanente rischierebbe di cadere nell’estremo opposto: non più l’ingenuità, ma l’impossibilità di riconoscere qualsiasi evidenza condivisa.
Occorre invece una ragione più consapevole. Significa verificare le fonti, distinguere fatti e interpretazioni, comprendere il contesto, confrontare testimonianze e utilizzare criticamente gli strumenti tecnologici.
La ricerca della verità richiede sempre più spesso di andare oltre ciò che appare. Ed è proprio ciò che Magritte chiedeva allo spettatore. Dietro una pipa, una mela, una finestra o una bombetta non c’era soltanto un gioco surrealista. C’era un invito a interrogare il rapporto tra ciò che vediamo, ciò che pensiamo e ciò che realmente esiste.
La mostra londinese del 2026 permette così di riscoprire un artista del Novecento attraverso una domanda profondamente contemporanea. In un mondo nel quale possiamo generare quasi qualsiasi immagine, il problema non è più soltanto che cosa possiamo vedere, ma come possiamo capire se ciò che vediamo corrisponde alla realtà. Quasi un secolo dopo La trahison des images, la pipa di Magritte continua quindi a ricordarci qualcosa di essenziale: un’immagine può mostrarci il mondo, evocarlo, interpretarlo e persino ingannarci. Ma non è mai il mondo stesso.
Questo il link alla mostra della galleria Gagosian : This Is Still Not a Pipe: The Afterlife of Magritte.
Immagine : René Magritte, La Lampe philosophique (The Philosopher’s Lamp), 1936. Oil on canvas, 19 3/4 × 26 inches (50 × 66 cm). © 2026 C. Herscovici/Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy Private Collection, Brussels, Kingdom of Belgium. Courtesy of Gagosian. Copyright © the artists.