Nell’Angelus del 9 agosto il Pontefice invita a non esaltarsi nel successo e a non disperare nelle difficoltà: è proprio riconoscendo la propria debolezza che l’uomo può aprirsi alla presenza di Dio
Nuovo appello per la pace in Sudan, Ucraina e Russia
La fede non è la certezza di attraversare una vita senza difficoltà, ma la consapevolezza di non essere abbandonati quando arrivano le tempeste. È questo uno dei messaggi centrali dell’Angelus pronunciato da Papa Leone XIV domenica 9 agosto 2026 in Piazza San Pietro.
Commentando il Vangelo di Matteo, il Pontefice si è soffermato sull’episodio di Gesù che raggiunge i discepoli camminando sulle acque del lago di Galilea, mentre la loro barca è investita dal vento e dalle onde.
Il racconto evangelico diventa così una riflessione sulla fede, sulla fragilità umana e sulla capacità di riconoscere Dio anche quando le circostanze sembrano contraddire ogni speranza.
Dal successo alla paura
Papa Leone XIV ha richiamato innanzitutto il contrasto tra due momenti vissuti dai discepoli. Poco prima avevano partecipato al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, vivendo un’esperienza straordinaria e apparentemente trionfale. Subito dopo, lontani dalla riva, si ritrovano invece incapaci di governare la barca e spaventati dalla forza della tempesta.
È una dinamica profondamente umana. Ci sono momenti nei quali sembra che tutto riesca e altri nei quali ci scopriamo improvvisamente vulnerabili, nonostante gli sforzi e le capacità che pensavamo di possedere.
Proprio nel momento della paura Gesù raggiunge i discepoli e li invita a non temere. Pietro prova allora a camminare sulle acque verso di Lui, ma quando prevale la paura comincia ad affondare e viene salvato da Cristo.
Soltanto dopo questa esperienza di debolezza i discepoli arrivano a riconoscere pienamente chi hanno davanti e professano la loro fede nel Figlio di Dio.
La debolezza può aprire gli occhi alla presenza di Dio
È questo uno dei passaggi più significativi della riflessione di Leone XIV. Ai discepoli non è bastato assistere a un miracolo né sperimentare il successo davanti alla folla. Hanno dovuto confrontarsi anche con la propria impotenza.
La fragilità, nella prospettiva cristiana, non è quindi necessariamente il luogo dell’assenza di Dio. Può diventare, al contrario, il momento nel quale cadono le illusioni di autosufficienza e diventa possibile riconoscere una presenza che prima non riuscivamo a vedere.
È una riflessione particolarmente attuale in una società che tende spesso a misurare la persona attraverso successo, efficienza e capacità di controllo. La vita ricorda invece continuamente che esistono situazioni che sfuggono alle nostre previsioni e alle nostre possibilità. La fede non cancella questa realtà, ma cambia il modo di attraversarla.
Non esaltarsi nel successo e non disperare nella prova
Dal racconto evangelico il Pontefice ricava due indicazioni complementari: non presumere di se stessi quando le cose vanno bene e non perdere la speranza quando tutto sembra andare nella direzione opposta.
È significativo che Leone XIV tenga insieme queste due dimensioni. Il successo può generare l’illusione dell’autosufficienza; la difficoltà può invece produrre scoraggiamento e disperazione. La fede cristiana invita a non lasciarsi dominare né dall’una né dall’altra.
Anche quando l’uomo si sente impotente davanti ai problemi e ha l’impressione di arretrare nonostante i propri sforzi, Cristo rimane presente.
Accoglierlo nella propria vita attraverso la preghiera, i Sacramenti e l’ascolto della Parola significa, secondo il Pontefice, trovare in Lui pace, luce e forza per continuare il cammino. Non necessariamente, dunque, la fede elimina immediatamente il vento contrario. Offre però un punto di riferimento che permette di non esserne travolti.
L’appello per il Sudan
Dopo la preghiera dell’Angelus, Papa Leone XIV ha rivolto nuovamente lo sguardo alle guerre e alle sofferenze che continuano a colpire diverse regioni del mondo. Il Pontefice ha espresso particolare preoccupazione per la situazione in Sudan e soprattutto nella città di el-Obeid, manifestando la propria vicinanza spirituale alla popolazione.
Ha chiesto alle autorità di garantire corridoi umanitari per i civili e ha esortato la comunità internazionale a sostenere gli sforzi necessari per arrivare a un immediato cessate il fuoco. Alle richieste rivolte alla politica e alla diplomazia Leone XIV ha affiancato la preghiera per coloro che soffrono e perché possa finalmente arrivare la pace.
Ucraina e Russia : fermare la spirale della violenza
Il Pontefice ha poi ricordato le notizie di persone innocenti uccise e ferite in Ucraina e in Russia, sottolineando come gli episodi che provocano vittime civili, compresi i bambini, continuino a moltiplicarsi.
Leone XIV ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime, ai feriti e a quanti soffrono a causa del conflitto, rinnovando l’appello al rispetto del diritto umanitario e alla cessazione degli attacchi contro obiettivi civili da entrambe le parti.
Il messaggio è netto: la guerra alimenta altra guerra e produce nuove sofferenze. Occorre interrompere la spirale della violenza e restituire spazio alla diplomazia e al dialogo.
Una posizione che prosegue il costante richiamo del Pontefice alla responsabilità della comunità internazionale e alla ricerca di soluzioni politiche capaci di sostituire la logica delle armi con quella del confronto.
Ai giovani : lasciatevi entusiasmare dai testimoni del Vangelo
L’ultima parte dell’Angelus è stata dedicata in particolare ai giovani. Salutando alcuni gruppi presenti a Roma, tra cui i giovani della Comunità Santa Maria Maddalena della diocesi di Milano che hanno percorso la Via Francigena da Siena alla Capitale, Leone XIV ha definito un segno di speranza la scelta di tanti ragazzi di dedicare parte delle vacanze ad attività formative e di amicizia.
Il Pontefice ha quindi richiamato alcune grandi figure proposte dal calendario liturgico di questi giorni: San Domenico, Santa Teresa Benedetta della Croce – Edith Stein –, San Lorenzo e Santa Chiara d’Assisi.
Personalità diverse, appartenenti a epoche e percorsi differenti, ma accomunate dalla scelta di testimoniare concretamente il Vangelo. L’invito rivolto ai ragazzi è quello di conoscere queste figure e lasciarsi coinvolgere dal loro esempio.
La fede nella tempesta
L’immagine della barca agitata dalle onde attraversa tutta la riflessione dell’Angelus e può essere letta anche come metafora della condizione umana. La tempesta può assumere molte forme: una difficoltà personale, una malattia, una crisi familiare, l’incertezza per il futuro oppure, su scala collettiva, la violenza delle guerre che il Pontefice ha ricordato subito dopo la preghiera mariana.
Il messaggio di Leone XIV non promette l’assenza delle tempeste. Invita piuttosto a non identificare la difficoltà con l’abbandono di Dio. La fragilità può diventare il momento nel quale l’uomo comprende di non poter fondare tutto esclusivamente sulle proprie forze. Ed è proprio allora che la fede può trasformarsi da convinzione astratta in affidamento.
Tra l’esaltazione del successo e la disperazione della sconfitta esiste così una terza strada: riconoscere i propri limiti senza rinunciare alla speranza. È la strada indicata dalla barca del Vangelo, nella quale la paura non ha l’ultima parola perché, anche nel mezzo delle acque agitate, Cristo continua ad andare incontro all’uomo.
Immagine elaborata con Intelligenza Artificiale.