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Crediti universitari ai giornalisti, proposta per uniformare i criteri negli atenei

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L’onorevole Alfredo Antoniozzi propone un riconoscimento uniforme dei crediti formativi universitari per i giornalisti iscritti all’Albo. L’obiettivo è valorizzare le competenze maturate sul campo ed evitare disparità tra gli atenei

L’esperienza professionale può rappresentare un patrimonio formativo da valorizzare anche all’interno del percorso universitario. È questo il tema riportato al centro del dibattito dalla proposta avanzata dall’onorevole Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che chiede un’applicazione uniforme delle norme sul riconoscimento dei crediti formativi universitari ai giornalisti regolarmente iscritti all’Albo.

L’iniziativa nasce dalla constatazione che, secondo quanto segnalato, alcuni atenei riconoscerebbero i dodici crediti formativi previsti per le attività professionali ed esperienziali, mentre altri adottano criteri differenti. Una situazione che, secondo Antoniozzi, rischia di creare disparità di trattamento tra studenti che possiedono analoghe esperienze lavorative e identici requisiti professionali.

La richiesta è stata indirizzata al Ministro dell’Università e della Ricerca e alla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), con l’obiettivo di favorire un orientamento condiviso che garantisca maggiore uniformità nell’applicazione delle disposizioni già previste dalla normativa. L’intento dichiarato è anche quello di prevenire possibili contenziosi e offrire certezze agli studenti che, dopo l’iscrizione all’Albo dei giornalisti, scelgono di intraprendere o completare un percorso universitario.

La questione riguarda in particolare quei corsi di laurea nei quali l’attività giornalistica risulta coerente con gli obiettivi formativi, come Scienze della comunicazione, Scienze politiche, Lettere e altri percorsi affini. In questi casi, l’esperienza maturata attraverso l’esercizio della professione potrebbe costituire un elemento significativo ai fini del riconoscimento dei crediti universitari, secondo i criteri stabiliti dagli ordinamenti accademici.

Il tema si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra università e mondo del lavoro. Negli ultimi anni gli atenei hanno progressivamente rafforzato gli strumenti per valorizzare le competenze acquisite al di fuori delle aule universitarie, riconoscendo che l’apprendimento può svilupparsi anche attraverso esperienze professionali qualificate, purché coerenti con il percorso di studi.

Per la professione giornalistica questo aspetto assume un valore particolare. L’attività quotidiana richiede competenze nella ricerca delle fonti, nella verifica delle informazioni, nella scrittura, nella comunicazione multimediale e nell’applicazione delle norme deontologiche. Capacità che si consolidano attraverso l’esercizio concreto della professione e che possono rappresentare un importante patrimonio formativo.

Naturalmente il riconoscimento dei crediti non sostituisce il percorso universitario né riduce il valore degli studi accademici. Al contrario, punta a integrare conoscenze teoriche ed esperienza pratica, valorizzando entrambe come componenti complementari della formazione. In un contesto caratterizzato da una rapida evoluzione delle professioni e delle competenze richieste dal mercato del lavoro, il dialogo tra università e mondo professionale appare sempre più strategico.

L’iniziativa rilanciata da Antoniozzi riporta così l’attenzione su un principio destinato ad assumere un’importanza crescente anche in altri settori: riconoscere il valore dell’esperienza senza rinunciare alla qualità della formazione universitaria. Una sfida che riguarda non soltanto i giornalisti, ma più in generale il rapporto tra studio, competenze e apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

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