Nel colloquio con il Royal Institute for Inter Faith Studies, il Pontefice invita cristiani e musulmani a una missione comune di dialogo, solidarietà e attenzione verso chi soffre
La compassione e l’empatia rischiano oggi di scomparire in una società sempre più connessa ma anche sempre più indifferente. È questo uno dei temi centrali affrontati da Papa Leone XIV durante l’incontro con i partecipanti all’ottavo colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e dal Royal Institute for Inter Faith Studies, svoltosi lunedì 11 maggio 2026 in Vaticano. Il tema dell’edizione di quest’anno, “Human Compassion and Empathy in Modern Times”, è stato definito dal Pontefice “particolarmente opportuno per il nostro mondo attuale”.
Nel suo discorso, Leone XIV ha evidenziato come la compassione non rappresenti un elemento secondario delle religioni, ma costituisca uno dei fondamenti della vita autenticamente umana. Il Papa ha richiamato sia la tradizione islamica sia quella cristiana, sottolineando che entrambe vedono nella misericordia e nella vicinanza all’altro un riflesso dell’agire di Dio.
Compassione e misericordia nelle tradizioni religiose
Il Pontefice ha ricordato che nella tradizione musulmana la compassione è collegata alla misericordia divina e rappresenta un dono posto da Dio nel cuore dei credenti. Allo stesso tempo, nella tradizione cristiana, la Sacra Scrittura presenta un Dio che ascolta il grido del suo popolo e non resta indifferente davanti alla sofferenza umana.
Secondo Leone XIV, in Gesù Cristo questa compassione divina diventa concreta e visibile. La compassione cristiana, infatti, significa anche “soffrire con” gli altri, soprattutto con i più fragili, i poveri e gli emarginati. Un richiamo che il Papa collega anche all’insegnamento sociale della Chiesa e alla necessità di garantire attenzione concreta verso chi vive condizioni di marginalità.
Nel suo intervento, il Pontefice ha citato anche Papa Leone XIII e l’enciclica Rerum novarum, ricordando che i poveri e gli esclusi meritano un’attenzione particolare da parte della società e delle istituzioni pubbliche. Ha inoltre espresso apprezzamento per l’impegno del Regno di Giordania nell’accoglienza dei rifugiati e nell’assistenza ai bisognosi.
Il rischio dell’indifferenza nell’epoca digitale
Uno dei passaggi più significativi del discorso riguarda il rapporto tra tecnologia, comunicazione e sensibilità umana. Leone XIV ha osservato che i progressi tecnologici hanno certamente aumentato le connessioni tra le persone, ma possono anche produrre effetti opposti, favorendo una forma di assuefazione alla sofferenza altrui.
Il continuo flusso di immagini, video e contenuti provenienti da guerre, crisi umanitarie e tragedie rischia infatti di rendere le persone meno sensibili, trasformando il dolore degli altri in qualcosa di distante e quasi normale. Il Papa ha richiamato in questo contesto anche le parole di Papa Francesco pronunciate a Lampedusa nel 2013 contro la “globalizzazione dell’indifferenza”.
Per il Pontefice, questa apatia rappresenta oggi una delle sfide spirituali più gravi del nostro tempo. Da qui l’invito rivolto a cristiani e musulmani a collaborare per “ravvivare l’umanità laddove si è raffreddata”, trasformando l’indifferenza in solidarietà concreta.
Dialogo interreligioso e pace
Il colloquio promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso conferma anche l’importanza attribuita dalla Santa Sede al dialogo tra culture e religioni diverse. Leone XIV ha indicato la Giordania come esempio di dialogo, solidarietà e speranza in una regione segnata da conflitti e tensioni.
Secondo il Papa, la collaborazione tra credenti di tradizioni differenti può contribuire a costruire gesti concreti di pace, fratellanza ed empatia. La compassione viene così proposta non soltanto come valore spirituale, ma anche come principio sociale e culturale capace di incidere sulla convivenza internazionale.
Fede e ragione nell’era delle connessioni digitali
Il discorso di Leone XIV offre anche una riflessione significativa sul rapporto tra fede, tecnologia e società contemporanea. La crescita delle piattaforme digitali, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di comunicazione globale ha moltiplicato le possibilità di accesso alle informazioni, ma non necessariamente la capacità di comprensione, vicinanza e partecipazione umana.
In un’epoca caratterizzata da relazioni spesso virtuali e da comunicazioni rapide e frammentate, il richiamo all’empatia assume anche un valore culturale e antropologico. La sfida non riguarda solo il progresso tecnico, ma la capacità dell’uomo di restare umano dentro società sempre più automatizzate e accelerate.
Per questo il messaggio del Pontefice appare particolarmente attuale: senza compassione, la connessione rischia di diventare soltanto una vicinanza apparente, incapace di generare autentica solidarietà.
Immagine elaborata con Intelligenza Artificiale.