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Meloni ricorda il terremoto del Friuli : dalla tragedia un esempio per l’Italia intera

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Nel Consiglio regionale straordinario per il cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni richiama il Modello Friuli come simbolo di solidarietà, ricostruzione e speranza

Nel corso della seduta straordinaria del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, svoltasi mercoledì 6 maggio 2026 per commemorare il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato una delle tragedie più profonde della storia italiana del dopoguerra, sottolineando però soprattutto la straordinaria capacità di reazione delle popolazioni friulane.

Nel suo lungo intervento istituzionale, Meloni ha descritto il terremoto del 6 maggio 1976 come “un rombo d’inferno” che devastò territori, borghi e comunità, provocando quasi mille vittime e lasciando dietro di sé distruzione e dolore. Tuttavia, secondo il Presidente del Consiglio, proprio da quella tragedia nacque uno dei più importanti esempi italiani di ricostruzione civile, sociale e istituzionale: il cosiddetto “Modello Friuli”.

Il Modello Friuli e la nascita della Protezione Civile moderna

Uno dei punti centrali del discorso ha riguardato il ruolo di Giuseppe Zamberletti, nominato Commissario per l’emergenza dal Governo Moro dopo il sisma. Meloni ha ricordato come Zamberletti comprese immediatamente la forza della mobilitazione popolare friulana, decidendo di costruire una rete coordinata tra istituzioni, sindaci, tecnici, forze dell’ordine, volontari e cittadini.

Da quell’esperienza nacquero molte delle basi della moderna Protezione Civile italiana, oggi considerata un modello internazionale. Meloni ha sottolineato come il sistema italiano continui ancora oggi a essere preso come riferimento da altri Paesi nei nuovi scenari di crisi, dalle emergenze naturali ai contesti geopolitici complessi.

Particolarmente significativo, nel ricordo del Presidente del Consiglio, il principio della ricostruzione “dov’era e com’era”, scelta che consentì al Friuli di preservare identità, memoria storica e senso di appartenenza, pur adottando tecniche moderne e standard antisismici avanzati.

L’orgoglio friulano tra memoria e futuro

Meloni ha insistito più volte sull’orgoglio e sulla determinazione del popolo friulano, ricordando come i cittadini non si siano lasciati paralizzare dalla disperazione ma abbiano reagito immediatamente, rimettendo in piedi prima le attività produttive, poi le abitazioni e infine le chiese.

Nel suo intervento, il Presidente del Consiglio ha citato anche l’espressione friulana “Fasin di bessoi” (“facciamo da soli”), simbolo di una comunità che non attese passivamente gli aiuti ma si attivò direttamente per la propria rinascita.

Secondo Meloni, il Friuli rappresenta ancora oggi un esempio concreto di responsabilità collettiva, efficienza amministrativa e capacità di trasformare una tragedia in occasione di ricostruzione morale e civile.

L’immagine simbolica dell’Orcolat e delle farfalle

Tra i passaggi più evocativi del discorso, il richiamo alla leggenda friulana dell’Orcolat, il mostro che secondo la tradizione vivrebbe nelle viscere del Monte San Simeone e provocherebbe i terremoti quando si risveglia.

Meloni ha ricordato però anche l’altra parte della leggenda: quella secondo cui a fermare l’Orcolat sarebbero creature fragili e leggere come le farfalle. Una metafora che il Presidente del Consiglio ha utilizzato per descrivere gli uomini e le donne friulani che, pur piccoli davanti alla forza devastatrice del terremoto, riuscirono a vincere attraverso il lavoro, la solidarietà e la volontà.

Educazione, memoria e identità nazionale

Nella parte finale dell’intervento, Giorgia Meloni ha sottolineato l’importanza della memoria storica come elemento educativo e identitario. Secondo il Presidente del Consiglio, eventi come il terremoto del Friuli non devono essere ricordati soltanto come tragedie del passato, ma come esperienze capaci di formare la coscienza civile delle nuove generazioni.

Il richiamo alla necessità di trasmettere ai giovani il valore dell’impegno, del sacrificio e della solidarietà appare centrale nella riflessione proposta durante la commemorazione del cinquantesimo anniversario.

Fede, comunità e resilienza

La vicenda del terremoto del Friuli continua a rappresentare anche una riflessione più ampia sul rapporto tra comunità, speranza e ricostruzione umana. In molti racconti di quei giorni emerge infatti il ruolo svolto non solo dalle istituzioni, ma anche dalle reti sociali, religiose e associative nel sostenere le popolazioni colpite.

La scelta di ricostruire “dov’era e com’era” non fu soltanto urbanistica o tecnica, ma anche culturale e spirituale: custodire le chiese, le piazze, i borghi e le case significava preservare una memoria collettiva e un’identità condivisa.

A cinquant’anni dal sisma del 1976, il Friuli continua così a rappresentare non soltanto un modello di ricostruzione materiale, ma anche una testimonianza di resilienza civile e di capacità di rinascita davanti alle prove più dure della storia.

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