Giornalismo : tra video brevi, social e intelligenza artificiale cambia il modo di informarsi degli italiani
Il rapporto Censis fotografa una crisi di fiducia nei media tradizionali e l’ascesa di nuovi formati digitali, tra opportunità e rischi per il giornalismo
Una nuova geografia dell’informazione
Il modo in cui gli italiani si informano sta cambiando rapidamente. A certificarlo è il nuovo rapporto del Censis, intitolato “L’informazione nel mirino”, presentato il 28 aprile 2026 e rilanciato anche dal Ordine dei Giornalisti.
Secondo i dati, 7 italiani su 10 tra gli utenti dei social utilizzano i video brevi – come reel e contenuti verticali – per informarsi . Si tratta di un cambiamento significativo che evidenzia come l’informazione si stia spostando verso formati sempre più rapidi, sintetici e immediati.
Accanto ai video, emergono anche fenomeni come i meme, che per una parte della popolazione rappresentano una porta d’accesso alle notizie, soprattutto tra i più giovani .
Crisi di fiducia nei media tradizionali
Alla base di questo cambiamento non c’è solo l’innovazione tecnologica, ma anche una crescente sfiducia nei confronti dei media tradizionali. Molti italiani percepiscono l’informazione come:
- condizionata
- inattendibile
- polarizzata
- ideologica
Questa percezione si traduce in comportamenti concreti: oltre la metà della popolazione tende a verificare le notizie, evitare alcune fonti o cercare interpretazioni alternative .
In questo contesto, i social network diventano non solo canali di distribuzione, ma veri e propri ambienti informativi, dove si costruiscono narrazioni parallele e spesso personalizzate.
Il paradosso dei social : informazione veloce ma superficiale
I video brevi hanno indubbi vantaggi: sono immediati, coinvolgenti e accessibili. Tuttavia, pongono anche interrogativi importanti. La loro natura sintetica rischia infatti di semplificare eccessivamente i contenuti, ridurre la profondità dell’analisi, e favorire una fruizione emotiva più che razionale. Come evidenziato nel rapporto, questi formati non sempre favoriscono l’approfondimento e possono rafforzare opinioni già esistenti invece di stimolare un confronto critico .
Intelligenza artificiale : tra diffidenza e interesse
Un altro dato rilevante riguarda il rapporto tra informazione e intelligenza artificiale. Secondo il Censis, il 61,6% degli italiani non si sentirebbe a proprio agio a informarsi tramite contenuti interamente generati dall’IA, mentre il 38% circa si dichiara favorevole a questa possibilità .
Questo dato evidenzia una tensione profonda: da un lato la curiosità verso le nuove tecnologie, dall’altro la necessità di mantenere un presidio umano nella produzione delle notizie.
Il nodo economico e il futuro del giornalismo
Il rapporto mette in luce anche un problema strutturale: l’informazione ha un costo, ma molti cittadini non sono disposti a sostenerlo. Tre italiani su quattro non pagano per accedere alle notizie, creando un sistema in cui:
- diminuiscono le risorse per il giornalismo
- si riduce la qualità dei contenuti
- cresce il rischio di informazione superficiale o distorta
Si tratta di una dinamica che incide direttamente sulla credibilità e sulla sostenibilità dell’intero sistema informativo.
Informazione, verità e responsabilità: una sfida culturale
Il quadro delineato dal Censis non è solo tecnologico o economico, ma profondamente culturale. L’informazione non è più semplicemente trasmissione di contenuti, ma un campo di tensione tra:
- velocità e approfondimento
- accessibilità e affidabilità
- innovazione e responsabilità
In questa prospettiva, il giornalismo è chiamato a ridefinire il proprio ruolo: non solo raccontare i fatti, ma ricostruire un rapporto di fiducia con il pubblico.
Informazione e verità : tra algoritmo e discernimento umano
Il quadro delineato dal Censis solleva una questione che va oltre la tecnologia e tocca il rapporto tra conoscenza, verità e responsabilità. Se l’informazione si affida sempre più a formati brevi, logiche algoritmiche e contenuti generati o filtrati dall’intelligenza artificiale, emerge il rischio di una conoscenza frammentata, immediata ma non necessariamente fondata.
In questa prospettiva, il rapporto tra fede e ragione può offrire una chiave di lettura significativa: la ragione è chiamata a verificare, analizzare, distinguere, mentre la dimensione etica e spirituale richiama l’esigenza di una verità che non sia ridotta a opinione o a semplice flusso di contenuti.
Il discernimento diventa allora centrale. Non basta accedere alle informazioni, occorre comprenderle, valutarle, collocarle in un orizzonte di senso. In un ecosistema dominato da velocità e sintesi, il rischio è che venga meno proprio ciò che rende l’informazione autentica: la ricerca del vero. Per questo, anche nell’era digitale, il compito del giornalismo e della cultura resta quello di custodire uno spazio in cui ragione critica e apertura al significato possano dialogare, evitando sia il relativismo informativo sia una fiducia acritica nella tecnologia.
Tra trasformazione e discernimento
Il successo dei video brevi e l’apertura verso l’intelligenza artificiale indicano che l’informazione sta entrando in una nuova fase. Tuttavia, i dati mostrano anche che gli italiani non rinunciano al bisogno di verità, credibilità e responsabilità.
La sfida, oggi, non è solo tecnologica, ma etica e culturale: costruire un ecosistema informativo capace di coniugare innovazione e qualità, velocità e profondità, strumenti digitali e centralità della persona.
Link Rapporto 21 Censis sull’Informazione.
Vedi pure l’articolo Fede e Ragione Libertà di informazione e nuove sfide digitali : il dibattito sul futuro del giornalismo.
Fonte e immagine : cortesia Censis e OdG.