Giornale Online Direttore Paolo Centofanti

Storie di Mobbing

Disturbi Social : quando i profili fake diventano strumenti di stalking psicologico

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Dai troll che si “limitano” a insulti e minacce, ai “raffinati” che pensano di colpire con profili fake creati a fini di stalking

Nel vasto ecosistema dei social media, stiamo assistendo all’evoluzione di una figura specifica e inquietante: il molestatore digitale “strategico”. Non si tratta più del semplice “troll” che lancia insulti casuali, ma di soggetti che investono tempo e intelligenza – ammesso che così si possa considerare – per costruire identità fittizie finalizzate a colpire la serenità di una o più persone. È quello che possiamo definire un vero e proprio “disturbo” comunicativo e comportamentale.

Tecnici del rumore e del fango : il profilo costruito su misura

A differenza degli account creati per le truffe di massa (scam), il profilo mirato è un abito cucito su misura per la sua vittima. Chi lo gestisce spesso appartiene alla cerchia di conoscenze reali del bersaglio e utilizza l’anonimato per veicolare messaggi che nella vita reale sarebbero inaccettabili.

Il segnale più evidente è l’uso di riferimenti, simboli e parole chiave che richiamano la vita privata o professionale della vittima. Se la persona colpita si occupa ad esempio di arte, comunicazione o diritti, il molestatore inserirà nel profilo fake riferimenti distorti a quegli ambiti. Non sono coincidenze, ma messaggi “criptati”: servono a far capire alla vittima di essere costantemente osservata.

Il paravento dello Scam : nascondersi nel rumore

Spesso questi profili “disturbati” si agganciano pure a schemi di truffe: finti premi, investimenti miracolosi o messaggi su “pacchi in arrivo”.

Questa scelta ha un multiplo scopo:

  • Negazione plausibile: Se scoperti, possono sempre dire: “È solo uno dei tanti bot di spam che circolano”.
  • Derisione simbolica
  • Danneggiare economicamente con le truffe

La psicologia del tempo perso

È naturale chiedersi perché qualcuno di media intelligenza dovrebbe dedicare ore a cercare foto specifiche, o a farle elaborare dall’Intelligenza Artificiale, per infastidire un altro individuo. La risposta risiede nel bisogno patologico e disperato di controllo. Il molestatore digitale prova una necessità di gratificazione narcisistica, e spera che la sua “creazione” generi ansia, dubbio o rabbia. Più il profilo è curato e ricco di riferimenti che solo la vittima può decifrare, più è alto il livello di ossessione del soggetto reale che si nasconde dietro lo schermo.

Strategie di difesa : dalla reazione all’osservazione

  • Affrontare i “disturbi social” richiede freddezza. Il primo passo è comprendere che il molestatore si nutre della reazione altrui.
  • Neutralità: Non rispondere e non bloccare immediatamente se si vogliono raccogliere prove. Il silenzio priva il disturbatore del suo “premio”.
  • Documentazione: Conservare ID numerici e timestamp. Anche se un profilo viene cancellato, le tracce digitali rimangono a disposizione delle autorità per risalire all’identità reale del gestore.
  • Consapevolezza: Riconoscere il meccanismo significa già aver vinto. Quando la vittima comprende che il profilo è una messa in scena grottesca, il potere del molestatore evapora.

I disturbi social sono lo specchio di frustrazioni reali che cercano sfogo nell’anonimato. Tuttavia, la capacità di analisi e il distacco permettono di trasformare un tentativo di aggressione in una prova del disagio altrui, proteggendo la propria immagine e, soprattutto, la propria tranquillità.

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