Giornale Online Direttore Paolo Centofanti

Diritti e inclusione

Ricordare nomi e cognomi delle vittime : Meloni, il Giorno della Memoria e l’81° anniversario della liberazione di Auschwitz

Giorno della Memoria presidente Giorgia Meloni presidente Senato La Russa Noemi Di Segni

Memoria della Shoah, responsabilità storica dell’Italia e impegno contro il ritorno dell’antisemitismo nel messaggio del Presidente Meloni per il Giorno della Memoria

Il 27 gennaio 2026 ricorre l’81° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, divenuto simbolo universale della Shoah e dell’abisso morale in cui precipitò l’Europa durante il Novecento. In occasione del Giorno della Memoria, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha diffuso una dichiarazione che unisce il richiamo storico, la responsabilità nazionale e l’impegno civile contro il riemergere dell’antisemitismo, definito come un “morbo” che, ancora oggi, minaccia la coesione delle società democratiche.

Nel suo messaggio, il Presidente ricorda che l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, segnò un punto di non ritorno nella coscienza dell’umanità. Per la prima volta il mondo vide in modo diretto e inconfutabile l’organizzazione sistematica dello sterminio, la razionalità perversa di una macchina di morte progettata per annientare un intero popolo in base alla sola appartenenza religiosa ed etnica. La Shoah non fu un’esplosione improvvisa di violenza, ma un piano costruito, amministrato e realizzato con metodo, con l’obiettivo di cancellare dalla storia europea la presenza millenaria delle comunità ebraiche.

Il riferimento alla “sistematicità” e al “disegno diabolico” dello sterminio richiama una dimensione che va oltre il dato numerico delle vittime. Milioni di uomini, donne e bambini furono strappati alle loro case, privati di ogni diritto e ridotti a numeri, prima di essere eliminati in nome di un’ideologia che pretendeva di fondare la propria identità sull’esclusione e sulla disumanizzazione. Ricordare Auschwitz, in questo senso, non significa solo commemorare un luogo, ma fare memoria di un processo storico e culturale che rese possibile l’annientamento.

Nel Giorno della Memoria, sottolinea Meloni, l’Italia ricorda “i nomi e i cognomi delle vittime”. L’insistenza sulla dimensione personale della tragedia è centrale: la Shoah non è un evento astratto, ma una somma di vite concrete, di storie spezzate, di famiglie distrutte. La memoria non è soltanto un dovere collettivo, ma un atto di giustizia verso coloro che furono privati persino del diritto a essere ricordati.

Accanto alle vittime, il messaggio richiama la figura dei Giusti tra le Nazioni, uomini e donne che, in tutta Europa, scelsero di opporsi al disegno nazista mettendo a rischio la propria vita per salvare ebrei perseguitati. In un contesto dominato dalla paura e dalla violenza, la loro testimonianza dimostra che anche nelle condizioni più estreme è possibile scegliere il bene, la responsabilità, la solidarietà. La memoria dei Giusti non attenua la gravità del crimine, ma illumina la possibilità della coscienza e della libertà morale.

Un passaggio centrale della dichiarazione riguarda il riconoscimento della responsabilità italiana. Meloni ricorda esplicitamente la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti e nelle deportazioni, definendo quella stagione una “pagina buia” della storia nazionale, segnata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938. È un richiamo che colloca il Giorno della Memoria non solo nella dimensione internazionale, ma anche nella storia civile del Paese. L’Italia non fu soltanto teatro passivo degli eventi, ma partecipò attivamente, attraverso le proprie istituzioni e apparati, alla persecuzione degli ebrei.

Questo riconoscimento ha un valore educativo e politico. La memoria, per essere autentica, non può limitarsi alla condanna astratta del nazismo, ma deve includere una riflessione critica sulle responsabilità interne, sulle scelte compiute, sulle conseguenze che esse ebbero per migliaia di cittadini italiani. In questo senso, il Giorno della Memoria è anche un momento di consapevolezza nazionale, in cui la storia diventa strumento per comprendere il presente e orientare il futuro.

La parte conclusiva della dichiarazione affronta un tema di stringente attualità: il ritorno dell’antisemitismo in forme nuove e spesso mascherate. A ottantuno anni dalla liberazione di Auschwitz, osserva il Presidente del Consiglio, questa piaga non è stata definitivamente sconfitta. Al contrario, in molti contesti europei e internazionali si registrano segnali di recrudescenza, alimentati da radicalismi ideologici, disinformazione e odio veicolato anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Definire l’antisemitismo un “morbo” significa riconoscerne la natura corrosiva, capace di avvelenare il tessuto sociale e di minare i principi di libertà e rispetto su cui si fondano le democrazie. La memoria della Shoah, in questa prospettiva, non è solo commemorazione del passato, ma strumento di prevenzione. Ricordare ciò che è accaduto serve a riconoscere i segnali di pericolo quando si ripresentano, a smascherare le ideologie che negano la dignità dell’altro, a difendere il pluralismo come valore costitutivo della convivenza civile.

Il messaggio di Meloni si colloca così in una linea che unisce storia, responsabilità e impegno. La condanna dell’antisemitismo non è solo un dovere morale, ma una scelta politica nel senso più alto del termine, perché riguarda la tutela dei fondamenti stessi della società democratica. La memoria della Shoah diventa allora un presidio di civiltà, un richiamo costante al limite oltre il quale l’umanità rischia di smarrire se stessa.

Nel Giorno della Memoria e nell’81° anniversario della liberazione di Auschwitz, la dichiarazione del Presidente del Consiglio ribadisce che ricordare non è un atto rituale, ma un esercizio di responsabilità collettiva. Dare nome alle vittime, onorare i Giusti, riconoscere le colpe del passato e vigilare contro le nuove forme di odio significa trasformare la memoria in coscienza viva. È in questa continuità tra passato e presente che la lezione di Auschwitz conserva tutta la sua attualità: affinché l’abisso che il mondo vide nel 1945 non torni mai più a inghiottire la storia.

Comments

comments