Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato i dati della CGIA di Mestre: taglio del cuneo fiscale, flat tax e crescita dell’occupazione alla base della riduzione del carico sulle famiglie e dell’aumento del gettito
Giovedì 22 gennaio 2026 – «Meno tasse su lavoro e famiglie, più reddito disponibile e conti pubblici in equilibrio». Con queste parole, affidate a un post pubblicato il 20 gennaio sul social X, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata sul tema della pressione fiscale, commentando i dati diffusi dalla CGIA di Mestre sull’andamento del fisco negli ultimi anni.
Secondo l’analisi dell’Ufficio studi dell’associazione artigiana veneta, nel periodo dei governi guidati da Meloni il carico fiscale sui nuclei familiari si sarebbe ridotto complessivamente di oltre 33 miliardi di euro. Un risultato che il Presidente del Consiglio collega direttamente alle misure adottate nelle ultime quattro Leggi di Bilancio, in particolare al taglio del cuneo fiscale e all’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi.
I dati diffusi nei giorni scorsi dalla CGIA di Mestre aiutano a capire meglio cosa sta accadendo sul fronte del fisco in Italia da quando siamo al governo.
I numeri sono chiari: negli ultimi anni le famiglie italiane hanno pagato meno tasse, il carico fiscale sui nuclei… pic.twitter.com/nd0psHANv2
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) January 20, 2026
Meno tasse per famiglie e lavoratori
Nel suo intervento, Meloni sottolinea che «i numeri sono chiari» e indicano una diminuzione della pressione fiscale effettiva sulle famiglie. La riduzione del cuneo contributivo e fiscale sul lavoro dipendente ha aumentato il netto in busta paga, mentre l’estensione della flat tax ha alleggerito il prelievo per una parte significativa del lavoro autonomo e delle piccole partite IVA.
L’obiettivo dichiarato del Governo è stato quello di rafforzare il potere d’acquisto in una fase segnata dall’inflazione e dall’aumento dei costi energetici, sostenendo al tempo stesso i redditi medio-bassi senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici.
Pressione fiscale in aumento, ma per effetto della crescita
Il Presidente del Consiglio affronta anche un punto centrale del dibattito politico: l’aumento della pressione fiscale complessiva registrato nelle statistiche ufficiali. Un dato che, secondo Meloni, è stato spesso oggetto di «strumentalizzazioni» da parte dell’opposizione.
La CGIA chiarisce infatti che la crescita della pressione fiscale non deriva da un aggravio sui redditi medio-bassi, ma è legata principalmente a tre fattori: l’aumento dell’occupazione, la crescita dei salari e il conseguente incremento delle entrate contributive e tributarie. In altre parole, più persone lavorano e più reddito viene prodotto, più il gettito complessivo dello Stato aumenta, anche a parità di aliquote.
A ciò si aggiunge, come evidenziato nel post, una maggiore incidenza del prelievo su grandi imprese, banche e assicurazioni, che hanno contribuito in misura rilevante al gettito negli ultimi anni.
Equità fiscale e sostenibilità dei conti pubblici
Nel messaggio del 20 gennaio, Meloni rivendica quindi una linea di politica economica fondata su un doppio obiettivo: ridurre il carico su lavoro e famiglie e, allo stesso tempo, mantenere la sostenibilità della finanza pubblica.
«In concreto – scrive – tutto questo significa meno tasse su lavoro e famiglie, più reddito disponibile in busta paga e maggiore sostegno al potere d’acquisto, mantenendo i conti pubblici in equilibrio». Una sintesi che lega la riforma fiscale alle priorità sociali e alla credibilità finanziaria dell’Italia, anche nel quadro dei vincoli europei.
Un messaggio politico in vista delle prossime riforme
L’intervento del Presidente del Consiglio si inserisce nel più ampio confronto sulle prossime tappe della riforma del sistema tributario, che il Governo intende proseguire nel segno della semplificazione, dell’equità e del sostegno alla crescita.
I dati CGIA, richiamati da Meloni, vengono così utilizzati per rafforzare la narrazione di una politica fiscale orientata alla riduzione della pressione sui redditi da lavoro e sulle famiglie, accompagnata da un ampliamento della base occupazionale e da un maggiore contributo dei grandi soggetti economici al finanziamento dei servizi pubblici e del welfare.