Il discorso istituzionale del Presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin alla cerimonia commemorativa per le vittime della tragedia di Capodanno : una riflessione profonda su lutto collettivo, solidarietà internazionale e responsabilità civica
Nel pomeriggio di venerdì 9 gennaio 2026, nella città di Martigny (VS), si è svolta la cerimonia commemorativa dedicata alle vittime dell’incendio di Crans-Montana del 1° gennaio, che ha segnato profondamente la Svizzera e l’Europa. In questo contesto di dolore collettivo, ha preso la parola il Presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, rivolgendo un discorso toccante alle famiglie, ai parenti, alle autorità e ai cittadini presenti, nel quale ha saputo combinare memoria storica, riflessione etica e responsabilità istituzionale.
Parmelin ha iniziato ricordando come l’inizio dell’anno — per molti carico di speranze, propositi e sogni — sia stato tragicamente trasformato in notte di orrore, in cui promesse di futuro si sono spezzate nell’istante di una tragedia imprevista. Per accompagnare questa profondità di sentimento, il Presidente ha richiamato un pensiero di Sant’Agostino, citando la sua riflessione sul tempo come connessione tra passato, presente e futuro, un concetto che ha fatto da filo conduttore nell’intero discorso e ha dato alla commemorazione una dimensione esistenziale più ampia.
Una nazione unita nel dolore
Nel suo intervento, Parmelin ha affermato che la Svizzera si è trovata unita dal dolore come “un’unica grande famiglia in lutto”, esprimendo con forza la condizione di un paese che condivide lo stesso peso di tristezza ma trova significato nella condivisione stessa di questo fardello. Ha ricordato i volti, i nomi e i progetti delle persone vittime della tragedia — molte giovani e provenienti da diversi Paesi del mondo — sottolineando che il ricordo di chi non c’è più va oltre il semplice elenco di numeri.
Parmelin ha sottolineato l’importanza della vicinanza alle famiglie colpite e di una solidarietà che non resti solo simbolica ma si manifesti in rispetto concreto, assistenza sanitaria, sostegno morale e riconoscenza per chi ha aiutato a salvare vite o a confortare chi soffre. Ha citato con riconoscenza le dimostrazioni di solidarietà internazionale ricevute, rendendo onore a un sentimento di comunità globale che si è espresso nella compassione e nell’aiuto reciproco.
Memoria, speranza e responsabilità
Un tema centrale dell’intervento è stato il rapporto tra memoria e futuro: la memoria non come semplice ricordo del passato ma come fondamento che orienta le scelte e le azioni nel presente e nel domani. Parmelin ha richiamato le istituzioni alla responsabilità di trarre insegnamenti concreti da questa tragedia, affermando che il compito di garantire la sicurezza in luoghi pubblici e di prevenire simili drammi costituisce non solo una competenza tecnica ma una responsabilità morale verso la vita umana.
Nell’esprimere la speranza come elemento capace di contenere le lacrime, Parmelin ha sottolineato che la forza di una comunità si misura nella capacità di restare unita di fronte alle prove, offrendo conforto a chi è colpito dall’assenza e accompagnando chi affronta percorsi di lungo recupero, dolore e ricostruzione.
Una testimonianza di dignità collettiva
Nel finale del suo discorso, Parmelin ha usato immagini simboliche per descrivere il significato profondo della commemorazione: paragonando le persone che tragicamente non ci sono più alle stelle — visibili nel buio ma eternamente presenti nell’orizzonte dei ricordi — ha evocato l’idea che la luce del loro ricordo continui a brillare nella coscienza della comunità.
Questa riflessione, rivolta alla memoria delle vittime così come alla speranza di un futuro migliore, ha delineato il profilo di un intervento istituzionale ricco di umanità, in cui la dignità della vita umana resta al centro non solo delle parole, ma delle decisioni e delle responsabilità civiche che accompagnano la vita di una nazione.
Immagine di repertorio, cortesia Consiglio Federale della Svizzera: Il presidente della Confederazione Guy Parmelin, a sinistra, e il vicepresidente del Consiglio federale Ignazio Cassis ritratti nella sala del Consiglio nazionale. Foto Béatrice Devènes