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Mare e vita marina : come i relitti di guerra diventano ecosistemi

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Dai fondali del Baltico al Ghost Fleet del Maryland, la ricerca mostra la sorprendente capacità del mare di trasformare resti bellici in habitat naturali

La storia dei conflitti mondiali lascia ancora oggi tracce visibili e tangibili sui fondali marini. Nuove ricerche scientifiche dimostrano che relitti e munizioni affondate durante le guerre mondiali stanno diventando un habitat per molte specie marine. Un paradosso: materiali nati per distruggere e portare morte che, decenni dopo, offrono superfici vitali per la crescita di organismi marini e lo sviluppo di nuove comunità.

Munizioni della Seconda guerra mondiale nel Mar Baltico

Un gruppo di ricercatori ha analizzato un nuovo sito di smaltimento di munizioni individuato nella baia di Lubecca, nel Mar Baltico. Si tratta di ordigni risalenti alla Seconda guerra mondiale, identificati come testate di missili V-1, le prime rudimentali “bombe volanti” utilizzate dalla Germania nazista.

Le analisi, condotte con un sommergibile a controllo remoto e campionamenti di acqua e sedimenti, hanno mostrato un dato sorprendente:

  • sulle superfici metalliche delle munizioni vivono in media 43.000 organismi per metro quadrato;

  • sui sedimenti circostanti, invece, sono stati rilevati circa 8.200 organismi per metro quadrato.

Questo significa che i resti bellici, pur contenendo composti altamente tossici come TNT e RDX, riescono ad attrarre e ospitare molta più vita rispetto ai fondali sabbiosi.

Tossicità e adattamento delle specie

Le concentrazioni di sostanze esplosive rilevate nelle acque variavano da livelli quasi innocui (30 nanogrammi per litro) a valori potenzialmente letali per la fauna marina (2,7 milligrammi per litro). Nonostante ciò, i ricercatori hanno osservato come numerose specie abbiano colonizzato i gusci metallici esterni delle testate, evitando in gran parte il contatto diretto con le parti più esposte.

Gli studiosi ipotizzano che la disponibilità di una superficie dura su cui crescere sia così vantaggiosa da superare, per molte specie, i rischi derivanti dall’esposizione chimica. Tuttavia, sottolineano che la sostituzione di questi resti bellici con strutture artificiali sicure potrebbe garantire benefici maggiori per l’ecosistema locale.

Il ruolo delle superfici dure negli ecosistemi marini

Uno degli elementi chiave emersi dagli studi è l’importanza delle superfici dure, come scafi metallici o gusci di munizioni, in ambienti caratterizzati da fondali sabbiosi o fangosi. In queste condizioni, la presenza di strutture solide favorisce l’attecchimento di alghe, molluschi, crostacei e altri organismi che altrimenti faticherebbero a svilupparsi. Questi primi insediamenti creano a loro volta microhabitat che attraggono pesci e altre specie, avviando un processo di colonizzazione complesso e duraturo.

Dalla memoria storica alla tutela ambientale

La scoperta che i resti di guerra possano ospitare vita marina non deve far dimenticare i rischi legati all’inquinamento chimico. Allo stesso tempo, però, questi luoghi diventano un patrimonio da studiare e monitorare, in cui storia ed ecologia si intrecciano. Documentare come il mare riesca a trasformare i segni della distruzione in nuove opportunità di vita può offrire spunti preziosi per progetti di conservazione e per la creazione di barriere artificiali sicure, pensate per rafforzare la biodiversità marina senza pericoli per l’ambiente.

Il Ghost Fleet del Maryland: relitti della Prima guerra mondiale

Un altro studio ha esaminato la cosiddetta Ghost Fleet di Mallows Bay, nel fiume Potomac (Maryland, USA). Qui si trovano 147 relitti di navi costruite durante la Prima guerra mondiale e affondate alla fine degli anni Venti.

Attraverso una mappatura fotografica ad altissima risoluzione, ottenuta con droni nel 2016, i ricercatori hanno documentato come questi relitti siano diventati nel tempo un ambiente ideale per numerose specie animali e vegetali. Tra queste:

  • l’osprey (Pandion haliaetus), rapace che nidifica sulle strutture emerse;

  • lo storione atlantico (Acipenser oxyrinchus), specie ittica oggi rara che utilizza l’area come habitat.

Lo studio evidenzia anche il valore culturale e archeologico di questo patrimonio sommerso, utile per future ricerche e progetti di conservazione.

Un paradosso della storia

Sia nel Baltico sia nel Maryland, i resti bellici raccontano una contraddizione evidente: ciò che un tempo rappresentava distruzione e conflitto, oggi può diventare fonte di nuova vita e opportunità per l’ecosistema. Nonostante i rischi legati alla tossicità delle sostanze rilasciate, questi reperti costituiscono laboratori naturali di adattamento ecologico e dimostrano la resilienza della biodiversità marina.

Le nuove ricerche aprono prospettive importanti: trasformare i resti del passato in occasioni per comprendere meglio la capacità degli ecosistemi di adattarsi, e al tempo stesso valutare come rimuovere i rischi senza distruggere i nuovi habitat creati. Il mare, ancora una volta, dimostra di saper trasformare anche i segni più dolorosi della storia umana in spazi di rigenerazione e vita.

Fonte articolo Communications Earth and Environment : Sea dumped munitions in the Baltic Sea support high epifauna abundance and diversity.

Immagine: Mentre i relitti della Ghost Fleet si trasformano in isole, stanno modellando sia gli habitat costieri che quelli acquatici di Mallows Bay. Credit: Duke Marine Robotics and Remote Sensing Lab.

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