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Papa Leone XIV : i martiri del XXI secolo, testimoni di speranza e unità

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Nella Basilica di San Paolo fuori le mura Papa Leone XIV ha ricordato i cristiani perseguitati del nostro tempo.

Domenica 14 settembre 2025, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, Papa Leone XIV ha presieduto la solenne commemorazione dei martiri e dei testimoni della fede del XXI secolo, in occasione della festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Alla celebrazione hanno preso parte rappresentanti delle Chiese ortodosse, delle antiche Chiese orientali, di comunità cristiane e di organizzazioni ecumeniche, testimoniando l’importanza del dialogo e dell’unità tra i credenti di Cristo.

Il Pontefice ha aperto l’omelia richiamando le parole di San Paolo: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6,14). La croce, ha sottolineato, rimane il segno della speranza cristiana e la gloria dei martiri, ieri come oggi.

Martirio e testimonianza: amore più forte della morte

Papa Leone XIV ha ricordato che i martiri sono «la comunione più vera con Cristo», perché come Lui hanno versato il proprio sangue per amore del Vangelo. Citando Giovanni Paolo II, ha ribadito che «l’amore è più forte della morte», anche nei contesti in cui la violenza e l’odio sembravano avere il sopravvento.

Il Papa ha sottolineato come ancora oggi, nel XXI secolo, numerosi cristiani in varie parti del mondo siano perseguitati, insultati, condannati o addirittura uccisi a motivo della loro fede. Uomini e donne, religiosi e laici, che hanno scelto di non rinnegare Cristo e hanno pagato con la vita la loro fedeltà al Vangelo. «Secondo i criteri del mondo sono stati sconfitti», ha detto il Pontefice, «ma la loro speranza è piena di immortalità» (Sap 3,4).

La speranza dei martiri, una speranza disarmata

Un tema centrale dell’omelia è stato quello della speranza piena di immortalità. Papa Leone XIV ha spiegato che la testimonianza dei martiri continua a irradiare luce nel mondo segnato da guerre e violenze. Nonostante siano stati uccisi nel corpo, nessuno potrà spegnere la loro voce o cancellare l’amore donato.

«La loro è una speranza disarmata», ha affermato, richiamando la logica paradossale della croce: la forza non nasce dalle armi ma dalla debolezza vissuta in Cristo. Citando San Paolo, ha ribadito: «Quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10).

Testimoni del nostro tempo: dal Medio Oriente all’Amazzonia

Il Papa ha poi ricordato esempi concreti di uomini e donne che hanno dato la vita nel XXI secolo:

  • Suor Dorothy Stang, missionaria in Amazzonia, che rispose ai suoi assassini mostrando la Bibbia come sua unica arma.

  • Padre Ragheed Ganni, sacerdote caldeo di Mosul, che rinunciò a difendersi con la violenza, mostrando cosa significa essere cristiano in un contesto di persecuzione.

  • Fratel Francis Tofi, membro della Melanesian Brotherhood, ucciso nelle Isole Salomone mentre si impegnava per la pace.

Questi e molti altri, ha ricordato il Pontefice, sono “affreschi viventi del Vangelo delle Beatitudini”, come li definì Giovanni Paolo II nel 2000, testimoniando con il sangue la verità del Vangelo.

Ecumenismo del sangue e unità dei cristiani

Un passaggio rilevante dell’omelia ha riguardato il tema dell’ecumenismo del sangue. Papa Leone XIV ha evidenziato come il martirio unisca cristiani di diverse confessioni, perché davanti alla persecuzione e al sacrificio supremo non contano le divisioni, ma la fedeltà a Cristo.

In questo senso, ha ricordato l’impegno della Commissione per i Nuovi Martiri istituita presso il Dicastero per le Cause dei Santi, che collabora con il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani per custodire e tramandare la memoria di questi testimoni.

«Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani», ha ribadito citando Tertulliano, invitando i fedeli a preservare la memoria insieme a tutte le Chiese e comunità cristiane.

Un bambino pakistano e il sogno di un mondo migliore

Con grande intensità, il Santo Padre ha concluso l’omelia ricordando la testimonianza di Abish Masih, un bambino pakistano ucciso in un attentato contro una chiesa. Sul suo quaderno aveva scritto una frase semplice e potente: «Making the world a better place» – «rendere il mondo un posto migliore».

«Il sogno di questo bambino», ha detto il Papa, «ci sproni a testimoniare con coraggio la nostra fede, per essere insieme lievito di un’umanità pacifica e fraterna».

Una memoria che diventa impegno

La commemorazione dei martiri e dei testimoni della fede del XXI secolo, celebrata nel cuore dell’Anno Giubilare, non è stata dunque solo un ricordo, ma un invito all’impegno concreto. Papa Leone XIV ha chiesto ai fedeli di non dimenticare questi esempi, di custodire la loro memoria e di trasformarla in coraggio quotidiano.

La croce, ha ricordato, è segno di amore che vince l’odio, di speranza che resiste alla morte, di unità che supera le divisioni.

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