Il Governo italiano difende la propria credibilità economica, smentisce il dumping fiscale e invita la Francia a unire gli sforzi in sede UE contro i veri paradisi fiscali europei che danneggiano le finanze pubbliche
Con una Nota ufficiale, Palazzo Chigi ha replicato alle dichiarazioni del primo ministro francese Francois Bayrou, che aveva accusato l’Italia di praticare un presunto “dumping fiscale” a danno della Francia. Il Governo italiano ha respinto con decisione queste affermazioni, definendole “totalmente infondate”, e ha ribadito la solidità e l’attrattività dell’economia nazionale, frutto di stabilità e credibilità conquistate negli ultimi anni.
Le accuse dalla Francia
Secondo quanto riportato dai media francesi, Bayrou avrebbe sostenuto che l’Italia adotta politiche fiscali di favore per attrarre aziende e capitali europei, creando uno squilibrio competitivo a scapito della Francia. Un’accusa che ha subito destato sorpresa e irritazione a Roma, sia per la tempistica, sia per la natura delle affermazioni, ritenute prive di fondamento giuridico ed economico.
La replica di Palazzo Chigi
Il comunicato diffuso il 31 agosto 2025 sottolinea che l’Italia non pratica alcun dumping fiscale, né ha mai introdotto regimi agevolativi “immotivati” per attrarre imprese straniere. Al contrario, il Governo ricorda come negli ultimi anni siano state prese misure che hanno reso più severo il trattamento fiscale per chi decide di trasferire la residenza in Italia. Un esempio concreto è l’onere forfettario a carico delle persone fisiche con residenza trasferita dall’estero, introdotto nel 2016 e raddoppiato dall’attuale esecutivo.
L’economia italiana tra credibilità e attrattività
Roma rivendica che l’attrattività dell’Italia non dipende da scorciatoie fiscali, ma dalla credibilità del Paese e dalla stabilità del quadro politico ed economico.
Secondo Palazzo Chigi, la crescita italiana ha superato le previsioni di altri partner europei grazie a riforme strutturali, investimenti e fiducia dei mercati. In questo contesto, accusare l’Italia di dumping fiscale appare un modo ingiustificato di spostare l’attenzione da problemi interni ad altri Paesi.
Il vero nodo: i paradisi fiscali europei
Il comunicato sposta l’attenzione su un tema di lunga data: la presenza, all’interno dell’Unione Europea, di veri e propri paradisi fiscali. Secondo il Governo italiano, è proprio questa concorrenza sleale a sottrarre ogni anno ingenti risorse alle casse pubbliche di Paesi come l’Italia e la Francia. Stati membri con regimi fiscali ultra-agevolati hanno attratto per decenni multinazionali e grandi gruppi, riducendo il gettito fiscale dei partner europei. La nota invita dunque la Francia a collaborare con l’Italia in sede UE per contrastare finalmente queste pratiche dannose, anziché muovere accuse reciproche.
Italia e Francia: rapporti complessi ma strategici
Le relazioni tra Roma e Parigi sono tradizionalmente caratterizzate da collaborazione in ambiti cruciali come difesa, energia e politica estera. Tuttavia, non mancano momenti di tensione, specialmente sul piano economico e fiscale.
La polemica sul “dumping fiscale” si inserisce in questo quadro e rischia di alimentare frizioni politiche. Da parte italiana, però, l’invito è a superare le incomprensioni e a unire gli sforzi in Europa per costruire regole comuni più eque.
Le prospettive europee
La questione tocca un tema delicato nel dibattito europeo: l’armonizzazione fiscale. Da anni la Commissione Europea cerca di ridurre le disparità tra i sistemi tributari dei vari Stati membri, ma l’opposizione di alcuni Paesi ha frenato i progressi. La posizione di Roma e, auspicabilmente, di Parigi, potrebbe rilanciare la battaglia per contrastare le pratiche di elusione e rafforzare l’equità all’interno del mercato unico.
Conclusioni
La sentenza politica di Palazzo Chigi è ferma: l’Italia non pratica dumping fiscale e non attira investimenti con scorciatoie fiscali, ma grazie a stabilità e credibilità. Il vero nemico, sottolinea il Governo, restano i paradisi fiscali europei che danneggiano da anni i bilanci degli Stati membri. La polemica con la Francia, dunque, può trasformarsi in un’occasione per una nuova alleanza Roma–Parigi a Bruxelles, volta a rafforzare la giustizia fiscale in Europa e a tutelare la competitività dei Paesi che rispettano le regole.