Dalla marginalità alla minaccia: come dipendenze, ignoranza e illusioni di competenza alimentano il disagio urbano e ostacolano i processi di rigenerazione civile
In molte aree urbane italiane, soprattutto nei quartieri periferici o di transizione, il tema della riqualificazione sociale e ambientale si scontra con una realtà difficile e stratificata: presenze marginali, dipendenze croniche, attività disturbanti, commerciali e non, e forme di occupazione informale di spazi pubblici e persino privati.
È un fenomeno trasversale che va ben oltre la semplice inciviltà: alcolismo, tossicodipendenza, disturbi psichici non curati, uniti a dinamiche di microcriminalità e prepotenza quotidiana, generano un clima di insicurezza costante. In certi casi, soggetti molesti e aggressivi, spesso noti per precedenti penali e/o comportamenti ripetutamente molesti presidiano simbolicamente, come unica forma illusoriamente sperata di affermazione di sè, luoghi di ritrovo come bar, strade o spazi semipubblici, impedendo di fatto la libera esistenza quotidiana, privata e professionale, l’uso civile degli stessi spazi da parte dei residenti, e arrivando a invadere in alcuni casi anche spazi privati.
n molte aree urbane italiane, soprattutto nei quartieri periferici o in zone di transizione, il tema della riqualificazione sociale e ambientale si scontra con una realtà complessa e spesso trascurata: presenze marginali, dipendenze croniche, attività disturbanti e forme di occupazione irregolare dello spazio pubblico.
Alcolismo, dipendente e effetto Dunning Kruger
A questo si aggiunge un fenomeno meno evidente ma altrettanto nocivo di tali soggetti, alimentato anche dall’uso costante di alcol e/o sostanze stupefacenti: l’illusione dell’impunità, accompagnata dal noto effetto Dunning Kruger, la distorsione cognitiva che porta le persone con scarse o nulle competenze o persino informazioni in un determinato ambito a sopravvalutare le proprie capacità, credendosi più competenti della media, proprio in virtù della loro ignoranza.
Anche per tali patologici motivi, tali soggetti si sentono “autorizzati”a commentare, giudicare, deridere e ostacolare ogni iniziativa culturale, civica o urbanistica, soprattutto quando collida con i loro interessi anche piuù superflui o beceri. Come la loro necessità di essere molesti per poter affermare la propria esistenza e una forma, inesistente e delirante, di “potere”.
In certi contesti, questa retorica vuota e aggressiva si trasforma in una vera e propria forma di bullismo sociale: chi propone miglioramenti viene attaccato, isolato, squalificato verbalmente con l’obiettivo di mantenere lo status quo, per quanto degradato.
Le conseguenze sono pesanti. Professionisti, giornalisti, cittadini attivi, promotori di comitati civici si trovano a operare in ambienti ostili, dove la partecipazione pubblica viene ostacolata non solo da burocrazia o scarsità di fondi, ma anche da forme di intimidazione quotidiana: insulti, scherni, minacce velate o esplicite, vandalismi, tentativi di screditamento personale o professionale.
Una situazione che mina le basi stesse della convivenza e della legalità, e del vivere sociale.
Riqualificazione urbana e sociale, e legalità
La sperata riqualificazione urbana non può essere quindi affidata solo a grandi progetti edilizi o infrastrutturali. Nè dall’illusione che il dialogo sia l’unica forma per gestire tali soggetti. Deve partire dalla ricostruzione del tessuto sociale, dalla presa di coscienza delle fragilità diffuse e dal coraggio di riconoscere i danni profondi causati dalle dipendenze, dall’isolamento, dalla perdita di senso civico. Insieme ad una riaffermazione delle legalità, del diritto, e del dovere di rispettare leggi e norme sociali
L’alcolismo, ad esempio, è ancora oggi una delle dipendenze più trascurate dal dibattito pubblico, benché sia legata a un’elevata incidenza di comportamenti violenti, incidenti domestici, molestie verbali e degrado. Analogamente, la tossicodipendenza, soprattutto quella sommersa, rappresenta un fattore di rischio per l’intero equilibrio di un quartiere, quando si accompagna a reti relazionali tossiche, degrado ambientale e senso di impunità.
Serve una riflessione più profonda, e una risposta concreta e integrata da parte di Governo, istituzioni, scuole: educazione civica, ascolto delle comunità locali, assistenza psicosociale, ma anche presenza visibile e azione costante delle istituzioni attraverso poliziotti o carabinieri di quartiere, mediatori sociali, operatori culturali.
La riqualificazione urbana e sociale parte anche dal coraggio di parlare apertamente di ciò che molti tacciono, e dal diritto di vivere in quartieri dove rispetto, sicurezza e partecipazione non siano solo parole, ma realtà condivise.
Immagine: elaborazione artistica con Intelligenza Artificiale.