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Troppo connessi, poco umani : il monito del Papa su una società malata di connessioni

Papa Leone XIV Catechesi societa malata di connessioni

La Catechesi di Papa Leone XIV in Piazza San Pietro per il Giubileo 2025 : riflessione sui social media, il silenzio e la parola

Ieri, mercoledì 30 luglio 2025, durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha concluso il ciclo di catechesi sulla vita pubblica di Gesù nel quadro del Giubileo 2025, con una profonda meditazione sul miracolo del sordomuto narrato nel Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37). Il Pontefice ha offerto una riflessione intensa e attuale sull’importanza dell’ascolto, della parola e della guarigione interiore, in un mondo afflitto da rumori, violenze e incomunicabilità.

La società malata di connessioni e chiusa nel silenzio

Il Papa ha sottolineato come anche il nostro tempo sia segnato da un bisogno profondo di guarigione: «Viviamo in una società che si sta ammalando a causa di una bulimia delle connessioni dei social media». Siamo iperconnessi ma disorientati, travolti da immagini e messaggi contraddittori, e rischiamo di preferire il silenzio come difesa, di chiuderci in un isolamento emotivo e spirituale. È in questo contesto che il miracolo del sordomuto diventa un simbolo e un invito.

La tentazione dell’incomunicabilità

Papa Leone XIV ha messo in luce un paradosso moderno: mai come oggi abbiamo avuto così tanti strumenti per comunicare, eppure ci sentiamo spesso soli, fraintesi, distanti. “Anche le nostre parole rischiano di essere fraintese”, ha osservato, “e possiamo essere tentati di chiuderci nel silenzio”. L’isolamento digitale non è solo assenza di dialogo, ma rifiuto della relazione autentica. La figura evangelica del sordomuto ci ricorda che il vero ascolto richiede intimità, fiducia e tempo.

La Chiesa come ponte, non come schermo

Riprendendo il gesto di coloro che accompagnano il sordomuto da Gesù, il Papa ha ricordato il ruolo della comunità cristiana: essere ponte tra l’individuo ferito e la Parola che guarisce. In un’epoca in cui la comunicazione si affida a filtri e algoritmi, la Chiesa è chiamata a riscoprire la prossimità, la presenza silenziosa, l’incontro che non passa per le notifiche ma per lo sguardo. La testimonianza evangelica resta, oggi più che mai, un invito all’ascolto reciproco e alla verità della relazione.

Il gesto di Gesù: prossimità, silenzio, intimità

Il Santo Padre ha spiegato con delicatezza il gesto compiuto da Gesù nel Vangelo: prende l’uomo in disparte, lo tocca, non lo invade con parole ma lo accompagna in un incontro intimo e autentico. «Gesù gli offre una prossimità silenziosa», ha affermato Leone XIV, «attraverso gesti che parlano di un incontro profondo». Il Papa ha evidenziato come quell’“Effatà”non sia solo la guarigione fisica, ma anche l’invito ad aprirsi alla vita, alle relazioni, al mondo, nonostante le ferite, i fallimenti, le incomprensioni.

La parola che guarisce e il cammino del discepolato

Il miracolo, ha ricordato il Pontefice, non si conclude con la guarigione ma apre un cammino: «Tornare a parlare correttamente è l’inizio, non il punto di arrivo». Gesù chiede il silenzio sull’accaduto perché conoscere davvero il Cristo richiede tempo, passione, e la piena esperienza della sua Croce. Non esistono scorciatoie per chi desidera essere suo discepolo.

Una Chiesa che accompagna, una comunità che ascolta

Papa Leone XIV ha anche invitato a pregare per una Chiesa che sappia accompagnare ogni persona da Gesù, come coloro che hanno portato il sordomuto dal Maestro. E ha esortato a chiedere la guarigione delle nostre parole, affinché siano strumenti di verità e non di ferita.

“Preghiamo per tutti coloro che sono stati feriti dalle parole degli altri”, ha concluso.
“E preghiamo perché la Chiesa non venga mai meno al suo compito di portare le persone a Gesù, affinché possano ascoltare la sua Parola, esserne guarite e farsi portatrici a loro volta del suo annuncio di salvezza.”

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