Giornale Online Direttore Paolo Centofanti

Ambiente

Cassazione e ONU : sì a cause per danni ambientali e climatici

Cassazione e ONU : sì a cause per danni ambientali e climatici

Clima e responsabilità : ONU e Cassazione legittimano le cause contro Stati e aziende inquinanti

Dalla giurisprudenza internazionale agli orientamenti della Corte italiana, si rafforza il principio “chi inquina paga” anche in ambito climatico.

Giustizia climatica : una nuova era per la responsabilità ambientale

Negli ultimi anni il cambiamento climatico è uscito dai convegni scientifici per entrare nelle aule di tribunale. Con crescente frequenza, cittadini, associazioni e comunità colpite dagli effetti della crisi climatica promuovono cause legali contro Stati e aziende che, con le loro attività, avrebbero contribuito in modo significativo al riscaldamento globale. A sostenere questa tendenza giurisprudenziale arriva ora una convergenza significativa tra organismi internazionali e Corti nazionali.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite e la Corte di Cassazione italiana, con decisioni e orientamenti recenti, sembrano concordare su un punto fondamentale: chi inquina deve pagare anche per i danni climatici. Un principio che apre scenari di grande rilevanza giuridica, politica e sociale.

La posizione dell’ONU : diritti umani e ambiente

Nel marzo 2023, il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha incaricato la Corte Internazionale di Giustizia di pronunciarsi sulla responsabilità degli Stati per i danni ambientali legati al cambiamento climatico. Si tratta di un passaggio storico che potrebbe consolidare giuridicamente il diritto a un ambiente sano come diritto umano fondamentale. Se la Corte accoglierà questo orientamento, sarà possibile perseguire responsabilità internazionali per mancata azione o per condotte dannose in materia climatica.

Anche il Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU ha riconosciuto, nel 2023, che gli Stati devono garantire ai bambini la protezione da eventi climatici estremi, stabilendo una relazione chiara tra cambiamento climatico e violazioni dei diritti umani.

La svolta della Cassazione italiana : responsabilità civile e danno ambientale

In parallelo, la giurisprudenza italiana ha registrato una svolta importante. Con l’ordinanza n. 26689/2023, la Corte di Cassazione ha chiarito che le aziende possono essere chiamate a rispondere civilmente per danni da cambiamento climatico, anche se le emissioni sono formalmente legali o autorizzate. Il principio richiamato è quello dell’art. 2043 del Codice Civile: qualunque fatto doloso o colposo che cagiona un danno ingiusto obbliga al risarcimento.

Questa posizione rappresenta un potenziale cambio di paradigma: non basta rispettare le soglie legali di emissioni se gli effetti cumulativi sono dannosi per l’ambiente o la salute collettiva. Anche in presenza di autorizzazioni ambientali, l’azienda può essere ritenuta responsabile se contribuisce in modo rilevante al riscaldamento globale.

Possibili ricorsi contro Stati e imprese : un nuovo fronte giudiziario

Con queste premesse, in Italia come nel mondo, si moltiplicano i ricorsi contro Stati e grandi compagnie inquinanti. Alcune organizzazioni non governative stanno già valutando azioni legali per costringere governi e imprese a rispettare gli impegni climatici internazionali. In alcuni casi si chiede il risarcimento per i danni subiti da comunità locali a causa di eventi estremi, desertificazione o innalzamento del mare.

Anche in ambito europeo si registrano segnali analoghi: nel 2023, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto la legittimità dell’azione legale promossa da un gruppo di anziani svizzeri che accusano il loro governo di non aver fatto abbastanza per contrastare il cambiamento climatico.

Verso una giustizia climatica concreta

Il rafforzamento del principio “chi inquina paga”, sia sul piano del diritto internazionale sia nella giurisprudenza italiana, segna un passaggio cruciale nella costruzione di una giustizia climatica effettiva. Se queste tendenze verranno confermate, ci troviamo all’inizio di una nuova stagione in cui l’ambiente non è solo oggetto di raccomandazioni etiche o scientifiche, ma di diritti giuridicamente azionabili.

Le implicazioni per aziende e governi : prevenzione o contenziosi ?

La nuova direzione giurisprudenziale impone a imprese e Stati una riflessione profonda sulle proprie politiche ambientali. Il rischio non è più solo reputazionale, ma giuridico ed economico. Le imprese ad alto impatto ambientale potrebbero trovarsi a fronteggiare richieste di risarcimento per danni climatici provenienti da cittadini, enti locali o associazioni ambientaliste. Analogamente, i governi che non rispettano gli obiettivi climatici internazionali rischiano di essere ritenuti corresponsabili per i danni ambientali subiti dalla popolazione. In questo contesto, l’adozione di strategie preventive e trasparenti in materia di sostenibilità diventa non solo un dovere etico, ma anche una necessità giuridica.

Fonte: Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti – Osservatorio sul Giornalismo Digitale, Report 2025.

Comments

comments