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Religione

Papa Leone XIV ai pellegrini ecumenici dagli USA : nella speranza, verso l’unità

Papa Leone XVI pellegrini ecumenici USA

A Castel Gandolfo, il Santo Padre accoglie una delegazione cattolico-ortodossa dagli Stati Uniti e rilancia il cammino verso la piena comunione tra i cristiani, in occasione dei 1700 anni dal Concilio di Nicea.

Un incontro ecumenico tra memoria e speranza

Giovedì 17 luglio 2025, Papa Leone XIV ha accolto a Castel Gandolfo una delegazione di pellegrini ecumenici provenienti dagli Stati Uniti, guidata dal Metropolita ortodosso Elpidophoros e dal Cardinale Joseph Tobin. L’incontro si è svolto in un clima fraterno, denso di significato simbolico e spirituale, e si è inserito nel contesto dell’Anno Giubilare in corso, intitolato Peregrinantes in Spe (Pellegrini nella speranza).

Il Papa, visibilmente coinvolto, ha sottolineato il valore di questo pellegrinaggio come “ritorno alle radici” della fede cristiana, toccando i luoghi di Pietro e Paolo a Roma e, idealmente, quelli dell’apostolo Andrea a Costantinopoli. È un viaggio non solo fisico, ma spirituale, “per sentire il Vangelo trasmessoci dagli Apostoli”, ha affermato il Pontefice.

Il Credo come patrimonio comune: 1700 anni dal Concilio di Nicea

Un punto centrale del discorso di Papa Leone XIV è stato il riferimento al Concilio di Nicea, di cui nel 2025 si celebra il 1700° anniversario. Il Papa ha ricordato che il Simbolo della fede definito in quell’occasione e arricchito dal Concilio di Costantinopoli (381) è ancora oggi patrimonio condiviso dalle Chiese cristiane, diventando “parte integrante delle celebrazioni liturgiche” di molti.

Il Santo Padre ha sottolineato la provvidenziale coincidenza tra i calendari liturgici, che quest’anno hanno permesso a cattolici e ortodossi di celebrare insieme la Pasqua, proclamando all’unisono l’Alleluia: “Cristo è risorto! È veramente risorto!”. Un segno di unità nella fede e nella liturgia che non può essere ignorato.

Un pellegrinaggio che è frutto dello Spirito

Papa Leone XIV ha lodato l’esperienza di pellegrinaggio ecumenico come frutto maturo del movimento ecumenico, iniziato in forme nuove con il Concilio Vaticano II. Ha richiamato con gratitudine la Dichiarazione Congiunta del 7 dicembre 1965 tra San Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che annullò le reciproche scomuniche del 1054.

“Senza quel gesto, un pellegrinaggio come il vostro forse non sarebbe nemmeno stato possibile”, ha detto il Pontefice. Il cammino dell’unità — ha aggiunto — “è opera dello Spirito Santo, che suscita nei cuori la disponibilità a compiere passi profetici”.

Una speranza che nasce dalla resurrezione

Richiamando il motto giubilare Peregrinantes in Spe, Papa Leone XIV ha incoraggiato i presenti a essere testimoni di speranza, proprio a partire dalla resurrezione di Cristo. “Nessun grido delle vittime innocenti, nessun lamento delle madri in lutto resterà inascoltato”, ha affermato con forza. La speranza cristiana, ha spiegato, non è evasione dal presente, ma forza per affrontarlo con coraggio e carità.

Rivolgendosi al Metropolita Elpidophoros, il Papa ha anche giocato con il significato del suo nome, ricordando che esso significa portatore di speranza. Un segno ulteriore della dimensione simbolica di questo incontro.

Roma, Costantinopoli e la tentazione del primato

Nel passaggio più teologico del suo intervento, il Papa ha ammonito contro ogni forma di competizione ecclesiale, richiamando le parole di Gesù nel Vangelo di Marco (Mc 9,33-37): “Lungo il cammino i discepoli discutevano su chi fosse il più grande”. Roma e Costantinopoli — ha detto — non sono chiamate a contendersi il primato, ma a riscoprire insieme la comune radice apostolica e la missione condivisa.

L’unità tra i cristiani è, per il Santo Padre, uno dei segni più evidenti del dono della consolazione di Dio: “A Gerusalemme sarete consolati” (Is 66,13).

Verso il 2033: duemila anni dalla Redenzione

Il saluto si è chiuso con uno sguardo profetico verso il futuro: il 2033, anno in cui i cristiani celebreranno i duemila anni della Redenzione. Come ricordato nella bolla Spes non confundit di Papa Francesco, tale ricorrenza sarà occasione per rinnovare l’annuncio del Vangelo a partire da Gerusalemme, “la Città della Pace”.

Il Papa ha auspicato che il ritorno alle radici della fede renda tutti “capaci di versare sull’umanità di oggi l’olio della consolazione e il vino della gioia”. Un’immagine potente, in pieno stile biblico e pastorale, che coniuga fede, memoria e missione.

Verso l’unità visibile

Il pellegrinaggio ecumenico dagli Stati Uniti rappresenta, secondo Papa Leone XIV, un segno profetico e concreto di quella unità che, pur non ancora pienamente realizzata, già si costruisce nel dialogo, nella carità e nella speranza condivisa.

Per il sito Fede e Ragione, questo incontro ribadisce la necessità di un pensiero credente che sia anche attento alla realtà, capace di costruire ponti tra Chiese, culture e coscienze. Un cammino ecumenico che è, oggi più che mai, anche cammino antropologico e culturale.

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