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Ambiente

Nanoplastiche nell’Oceano Atlantico : livelli allarmanti minacciano la vita marina

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Uno studio pubblicato su Nature rileva elevate concentrazioni di particelle di nanoplastica nei primi 10 metri delle acque dell’Oceano Atlantico settentrionale. Gli esperti: “Potrebbero costituire la forma più pericolosa di inquinamento plastico per la fauna marina”.

Nanoplastiche: un nemico invisibile nelle acque oceaniche.

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, l’Oceano Atlantico settentrionale contiene concentrazioni sorprendenti di nanoplastiche – particelle inferiori a un micrometro di diametro – specialmente nei primi dieci metri di profondità e nelle aree costiere. Queste particelle, originate dalla frammentazione della plastica sotto l’effetto del moto ondoso e dei raggi ultravioletti, rappresentano una delle minacce più gravi per gli ecosistemi marini.

Uno studio approfondito rivela l’entità del problema

La ricerca, guidata da Dušan Materić e dal suo team, ha analizzato campioni d’acqua raccolti in dodici stazioni distribuite attraverso l’Oceano Atlantico, a diverse profondità. I risultati sono allarmanti:

  • 18,1 milligrammi di nanoplastica per metro cubo sono stati rilevati in media nei primi 10 metri d’acqua.

  • Vicino ai fondali oceanici, la concentrazione scende a 5,5 milligrammi per metro cubo.

  • Nelle aree costiere europee, la concentrazione sale fino a 25 milligrammi per metro cubo.

Queste cifre indicano una presenza molto più diffusa di quanto stimato finora, al punto che, secondo gli autori, la quantità totale di nanoplastica nei primi 10 metri d’acqua del Nord Atlantico raggiungerebbe i 27 milioni di tonnellate. Un dato impressionante, considerando che equivale alle stime precedenti relative all’intero oceano.

Perché le nanoplastiche sono così pericolose ?

Le dimensioni minuscole delle nanoplastiche le rendono particolarmente insidiose: possono attraversare le barriere biologiche e accumularsi nei tessuti degli organismi viventi, come pesci, molluschi e crostacei. Questo tipo di contaminazione potrebbe compromettere le funzioni vitali degli animali marini e, potenzialmente, raggiungere anche l’essere umano attraverso la catena alimentare.

Gli autori dello studio avvertono che le nanoplastiche rappresentano la frazione di plastica più pericolosa in termini di impatto ecologico, proprio a causa della loro capacità di penetrare in profondità nei tessuti biologici e della loro diffusione capillare nell’ambiente marino.

Un’emergenza ambientale ancora sottovalutata

Finora, l’attenzione pubblica e scientifica si è concentrata soprattutto su macroplastiche e microplastiche. Tuttavia, questa nuova ricerca mette in evidenza che le particelle ancora più piccole sono numericamente e massivamente predominanti, e potenzialmente più dannose.

Lo studio sottolinea l’urgenza di includere le nanoplastiche nei programmi di monitoraggio dell’inquinamento marino e nelle normative ambientali. La presenza diffusa e invisibile di queste particelle richiede nuovi strumenti di rilevamento e interventi mirati per contenere e prevenire il danno.

Impatto sulla catena alimentare e rischi per la salute umana

Le nanoplastiche non solo minacciano direttamente la fauna marina, ma pongono anche interrogativi sul loro potenziale impatto sulla salute umana. Studi precedenti hanno già dimostrato che queste particelle possono essere ingerite dai pesci e dai molluschi, arrivando così fino ai nostri piatti. Una volta all’interno degli organismi, possono attraversare le membrane cellulari, accumularsi nei tessuti e causare danni a livello molecolare. La ricerca suggerisce che i rischi tossicologici associati a un’esposizione cronica – sebbene ancora da approfondire – non possono essere ignorati.

Serve una risposta globale: ricerca, regolamentazione e prevenzione

L’evidenza emersa da questo studio sottolinea l’urgenza di azioni coordinate a livello internazionale. Occorre rafforzare la ricerca scientifica sulle nanoplastiche, istituire standard di monitoraggio uniformi e sviluppare normative più stringenti sull’uso e lo smaltimento delle plastiche. Anche la prevenzione gioca un ruolo fondamentale: dalla riduzione della plastica monouso al miglioramento dei sistemi di raccolta e riciclo, ogni intervento può contribuire a limitare la frammentazione della plastica in particelle sempre più piccole. Solo una strategia integrata potrà affrontare in modo efficace questa nuova forma di inquinamento invisibile ma pervasivo.

La plastica più pericolosa è quella che non vediamo

Con milioni di tonnellate già disperse negli oceani, le nanoplastiche si rivelano come una delle minacce emergenti più gravi per gli ecosistemi marini. Come affermano i ricercatori, “è tempo di considerare seriamente il ruolo delle nanoplastiche nell’inquinamento globale”, perché ciò che è invisibile ai nostri occhi potrebbe essere già entrato nei corpi di milioni di creature marine – e potenzialmente anche nei nostri.

Fonte Nature : Nanoplastic concentrations across the North Atlantic.

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