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Papa Leone XIV : La liturgia nella natura ci chiama alla conversione ecologica

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Ieri Papa Leone XIV ha celebrato nel Borgo Laudato si’ la prima Messa con il nuovo formulario per la Custodia del Creato. Un’omelia profonda sulla conversione ecologica e il legame tra fede, speranza e missione.

Mercoledì 9 luglio 2025, Papa Leone XIV ha presieduto una celebrazione eucaristica in forma privata nel suggestivo contesto del “Borgo Laudato si’”, situato nei Giardini delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo. In questa occasione, è stato utilizzato per la prima volta il nuovo formulario liturgico “per la Custodia della Creazione”, frutto della collaborazione di diversi Dicasteri della Santa Sede.

L’evento assume un significato particolare nel decennale dell’enciclica Laudato si’, promulgata da Papa Francesco nel 2015, e si inserisce a pieno titolo nel cammino del Giubileo 2025, incentrato sulla conversione personale e comunitaria.

Una liturgia nel cuore del creato

L’omelia del Santo Padre ha preso avvio da una riflessione sul contesto naturale in cui si svolgeva la celebrazione, definito come una “cattedrale naturale”, circondata da alberi, piante, e dalla bellezza del creato. «Celebriamo l’Eucaristia – ha detto – che significa rendere grazie. E oggi, abbiamo molti motivi per farlo».

Papa Leone XIV ha ringraziato i presenti e tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione del nuovo formulario. Ha ricordato l’ispirazione iniziale di Papa Francesco, che volle destinare questo spazio a una missione di sensibilizzazione, educazione e spiritualità ecologica.

La conversione ecologica come cammino spirituale

Nella parte centrale dell’omelia, il Papa ha posto l’accento sulla conversione ecologica. Non una generica attenzione all’ambiente, ma un autentico cammino spirituale che parte dal riconoscimento dei peccati contro la creazione e passa attraverso una trasformazione profonda del cuore e dello stile di vita.

«Dobbiamo pregare per la conversione di tante persone, dentro e fuori della Chiesa – ha affermato – che ancora non riconoscono l’urgenza di curare la casa comune». I disastri naturali, il riscaldamento globale e la distruzione ambientale sono anche il frutto dell’egoismo umano e di una cultura dell’indifferenza.

Il Vangelo, la tempesta e la speranza

Il Pontefice ha poi collegato il Vangelo proclamato (Matteo 8,23-27) con la situazione attuale dell’umanità: «In un mondo che brucia – ha detto – noi confessiamo: c’è speranza!». La figura di Gesù che calma la tempesta rappresenta il cuore stesso del messaggio cristiano: il potere di Dio non distrugge, ma crea e salva.

Lo “sconvolgimento” (in greco seismós) vissuto dai discepoli nella barca richiama lo sconvolgimento della terra alla morte e alla risurrezione di Cristo. È proprio in mezzo al caos che si manifesta la presenza del Risorto.

Cristo, primogenito del creato e capo della Chiesa

Attraverso il riferimento alla Lettera ai Colossesi, Papa Leone XIV ha ribadito che Cristo è il primogenito di tutta la creazione, e il capo della Chiesa. Per questo, la custodia del creato non è una missione secondaria, ma parte integrante della vocazione cristiana: «La nostra missione di custodire il creato, di portarvi pace e riconciliazione, è la sua stessa missione».

Il Santo Padre ha richiamato anche il Salmo 29, in cui la voce del Signore risuona sulle acque con potenza. Una voce che chiama la Chiesa alla profezia, anche quando essa comporta opporsi ai “prìncipi di questo mondo”, portatori di logiche distruttive.

Un laboratorio di riconciliazione ecologica

Nel tratto conclusivo dell’omelia, Papa Leone XIV ha descritto il Borgo Laudato si’ come un “laboratorio” di armonia con il creato, voluto da Papa Francesco come luogo di guarigione, contemplazione e progettazione concreta di stili di vita alternativi. Ha lodato l’impegno di quanti vi lavorano e ha assicurato la propria preghiera e il proprio incoraggiamento.

Infine, ha citato due testi fondamentali per la spiritualità ecologica: l’enciclica Laudato si’ e le Confessioni di sant’Agostino. Nell’Eucaristia, ha spiegato, la materia creata viene elevata alla sua massima dignità, diventando veicolo della presenza di Dio. E nel cantico di Agostino, «le tue opere ti lodano affinché ti amiamo, e noi ti amiamo affinché ti lodino le tue opere», si esprime la vocazione dell’uomo a essere ponte tra il creato e il Creatore.

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