Italia: quando corruzione e clientelismi sembrano la normalità

Il caso dei concorsi truccati, che coinvolge l’università di catania e in parti altri atenei italiani, e 40 professori,  non è solo un ennesimo caso di corruzione e clientelismi.

Da quanto emerge dalle intercettazioni, è purtroppo pure un nuovo esempio di un certo tipo di sistema e mentalità che in Italia purtroppo infetta  spesso istituzioni – non solo accademiche – e aziende. Mostrandoci come la logica di potere di docenti e manager che lavorano – e fanno carriera – in questi modi, non è solo quella di avere scorciatoie illegittime per sé e per i propri protetti. C’è invece pure il tentativo di annullare del tutto qualsiasi forma di meritocrazia, affermando che solo chi è in questo sistema corrotto e in modo coerente ha qualche chance di carriera.

Al punto che il procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro ha definito l’ateneo siciliano “università bandita”. Parlando anche di “metodi paramafiosi” applicati in almeno 27 concorsi. E spiegando che il sistema catanese prescindeva del tutto “dai reali meriti e competenze”. I vincitori, “erano predeterminati dai docenti interessati”, e “nessuno spazio era lasciato a selezioni meritocratiche e nessun ricorso amministrativo poteva essere presentato contro le decisioni degli organi statutari”.

Non solo chi non era appoggiato non aveva alcuna possibilità di vincere, a prescindere da meriti e capacità. Il sistema aveva persino predisposto un “apparato sanzionatorio” verso chi osasse protestare o peggio fare ricorso. Le sanzioni, come avviene anche in aziende che rispondono alle stesse logiche distorte, erano ad esempio ostacoli o impedimenti alla progressione di carriera. Così come false valutazioni, o irregolarità nell’attribuzioni di punteggi e meriti, o esclusioni false e strumentali da opportunità e concorsi.

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