Tra i presunti doveri del mobbizzato non ci sono ricatti, sfruttamento o ”espropri aziendali”

Una delle questioni ricorrenti per un mobbizzato è quali siano i suoi diritti e quali i doveri. Soprattutto considerando che in una situazione di mobbing, capi e colleghi complici cercano sempre di far sentire il lavoratore colpevole di inadempimenti esagerati, se non inesistenti.

Insinuando così inadempimenti mai accaduti, o non considerati tali dai Contratti Collettivi e dalla Legge del Lavoro. E cercando di ampliare indefinitamente i limiti degli obblighi, contrattuali e di Legge. Con l’obiettivo sia di porre il mobbizzato in una condizione di sudditanza, di ansia e di angoscia. Sia di umiliarlo e poterlo deridere di fronte a colleghi e estranei.

Sia di obbligarlo a lavorare più di quanto e come dovrebbe. Le cause sono anche il voler affermare proprie posizioni di forze. E il trarre vantaggio da tali patologiche situazioni, a scapito ovviamente dello stesso lavoratore mobbizzato. I mobber non si fermano all’appropriazione indebita di meriti – quasi sempre presente in caso di mobbing – o persino di competenze – è premiato chi ostenta capacità e persino titoli inesistenti, mentre al mobbizzato si nega persino ciò che è evidente e documentato … .

Cercano anzi di sfruttare il lavoratore – con conseguenze etiche e legali anche di lavoro nero e persino sfruttamento – e di costringerlo a dare sempre di più. A cedere anche ciò che non deve per alcun Contratto o Legge del Lavoro. In realtà, semplificando, non esiste un dovere del mobbizzato a collaborare con i mobber per rendere mobbing e vessazioni più “efficienti”, o persino per peggiorarli … .

Allo stesso tempo, non esiste ad esempio nemmeno un dovere del lavoratore a lavorare al di fori dell’orario di lavoro. O a svolgere straordinari non pagati. Oppure a svolgere ufficiosamente e in nero attività di elevatissimo livello professionale, non coerenti ad esempio con il proprio inquadramento, o con il proprio ruolo.

Da una parte è – o dovrebbe essere – piuttosto semplice spiegarlo ai mobber principali verticali – che ne sono consapevoli però cercando comunque di attuare pressioni in tal senso. Molto più difficile invece farlo capire ai volenterosi colleghi fiancheggiatori e/o mobber orizzontali. Che spesso hanno un qualche tipo di ruolo nelle aziende solo grazie alla loro solerzia nel vessare strategicamente le vittime designate.

Personaggi che puntano su tali “competenze” perché sono del tutto o quasi carenti di altre. In primis carenti di nozioni di base di diritto. Come sono carenti di empatia e senso dell’etica e rispetto delle Leggi. Come sempre – purtroppo – in questi casi, bisogna seguire due percorsi: ricorsi legali e denunce. E possibilmente dimettersi quando si ha ottenuto ragione in Tribunale. Perché certe realtà e mentalità difficilmente cambiano.

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