Leader o bulli ? I bambini lo capiscono già a due anni

A scuola o all’università, sul lavoro, nel quartiere: i bulli possono essere ovunque. Ad ognuno di noi è capitato inevitabilmente di incontrarne alcuni, a volte pure di doversi difendere. Anche il mobbing e lo stalking affondano le proprie radici nel bullismo. Un mobber infatti non è altro che un bullo aziendale. E spesso sono i bulli a scuola coloro che, crescendo, ovviamente non riescono a dimenticare la propria natura e i propri distorti valori.

E quando arrivano sul mondo del lavoro, diventando mobber. Eppure spesso i bulli non si sentono e non sono visti come tali. Si considerano paradossalmente dei leader. E sono così visti in modo distorto da coloro che hanno la stessa concezione di sopraffazione, arroganza, prepotenza. Che siano gregari, aspiranti bulli senza il coraggio di esserlo, o semplici spettatori un po’ confusi. In realtà, spiega uno studio realizzato da ricercatori dell’università di Trento, siamo in grado di riconoscerli fin dai primi anni di vita.

Con il titolo Infants distinguish between leaders and bullies – I bambini distinguono tra leader e bulli, lo studio è stato pubblicato su PNASProceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America. Gli autori sono Francesco Margoni, Renée Baillargeon, and Luca Surian. Con il contributo di Renée Baillargeon, l’articolo è stato revisionato da Alan P. Fiske e Lotte Thomsen. Pubblichiamo integralmente la nota ufficiale dell’università di Trento.

Leader o bullo? Anche a due anni riconosciamo la differenza

Obbedire per paura o per rispetto? I bambini, nella prima infanzia, sarebbero già in grado di riconoscere le due diverse leve del potere. Per la prima volta uno studio dimostra la capacità precoce di ragionare sulla qualità della dominanza sociale. L’indagine pubblicata oggi su Pnas è frutto di un lavoro congiunto tra l’Università di Trento – Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive e l’Università dell’Illinois – Dipartimento di Psicologia. Una linea di ricerca promettente per comprendere il concetto di autorità nell’infanzia

Riconoscere chi ha il potere e distinguerlo da chi non ce l’ha. Secondo recenti studi di psicologia questa competenza è presente già nella prima infanzia. Ma quale tipo di potere viene individuato ? Quando si impara a distinguere tra l’autorevolezza di un leader, frutto di un riconoscimento sociale, e la coercizione fisica o psicologica di un bullo ? Uno studio pubblicato oggi sulla rivista scientifica Pnas dimostra che la capacità di discernere tra i vari tipi di dominanza emerge precocemente, già attorno ai due anni di età.

L’indagine è frutto del lavoro congiunto tra il ricercatore post doc Francesco Margoni e il professor Luca Surian del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento e la professoressa Renée Baillargeon del Dipartimento di Psicologia dell’Università dell’Illinois. “Gli studi sulla comprensione delle dinamiche di dominanza negli infanti sono ancora pochi”, commenta Luca Surian. “Ma il campo di indagine è estremamente promettente per comprendere come si costruisce il concetto di autorità. Finora si riteneva infatti che i bambini apprendessero questa competenza più avanti, attraverso la ripetizione di schemi comportamentali o l’educazione. Ora siamo in grado di stabilire che il riconoscimento è precoce e avviene prima che i bambini siano esposti a contatti sociali significativi”.

Lo studio è stato condotto nei laboratori di Rovereto e dell’Università dell’Illinois su bambine e bambini di circa 21 mesi di età. Abbastanza grandi per aver sviluppato meccanismi attentivi e di memoria di base sufficienti per poter collaborare nei test comportamentali, ma con un’esposizione sociale ancora ridotta. “Nella nostra indagine siamo partiti dall’osservazione che nelle relazioni sociali esistono varie forme di dominanza o potere”, spiega Francesco Margoni. “Quella basata semplicemente sull’uso della forza fisica o psicologica e quella, più complessa, in cui la subordinazione è spontanea perché il potere è frutto di un riconoscimento sociale. È questa forma di potere legittimo che regola la nostra società civile. Se l’autorità viene riconosciuta, le persone si sentono in dovere di obbedire anche senza coercizione. È il caso dell’adesione spontanea alle istituzioni e alle norme che regolano la nostra convivenza civile. Se invece gli ordini arrivano da un soggetto non legittimato, le persone tendono a rispondere agli ordini solo se vi è coercizione”.

Ai bambini sono stati mostrati dei brevi cartoni animati in cui sono state rappresentate due situazioni: una caratterizzata dalla presenza di un leader – o, in una diversa condizione, di un bullo – che interagisce con un gruppo. Nella scena successiva il leader – o il bullo – impartisce un ordine al gruppo, il quale inizialmente obbedisce. Il gruppo continuerà a rispettare l’ordine anche quando leader o bullo escono di scena ?

Osservando la reazione di sorpresa dei piccoli spettatori verso i comportamenti di obbedienza e disobbedienza dei protagonisti, mostrati in un video successivo, i ricercatori hanno tratto le loro conclusioni. “Il paradigma metodologico utilizzato – chiarisce Margoni – si basa sul fenomeno della violazione dell’aspettativa. I bambini piccoli, proprio come gli adulti, non recepiscono passivamente il mondo fisico e sociale che li circonda, ma elaborano continuamente predizioni e ipotesi su come esso funzioni. Se le loro ipotesi non incontrano la realtà vi è, tipicamente, una reazione di sorpresa che si riflette in un tempo di osservazione prolungato. Nell’indagare come nell’infanzia vengono comprese le regole o rappresentate le proprietà degli oggetti si sfrutta proprio questo comportamento di osservazione e sorpresa di fronte ad eventi inattesi. Misurando i tempi di osservazione relativi alle scene di obbedienza o disobbedienza, abbiamo stabilito che già nella prima infanzia si distinguono diversi tipi di potere sociale. Quello basato sull’autorità rispettata e quello basato, invece, sulla paura. Infatti, solamente quando era il leader a impartire l’ordine, i bambini hanno guardato più a lungo la disobbedienza rispetto all’obbedienza, mostrando così di possedere l’aspettativa che il gruppo obbedisca a un potere legittimo”.

Aggiunge Margoni: “Per corroborare i risultati, abbiamo condotto alcuni esperimenti di controllo che hanno permesso di replicare il dato principale ed escludere alcune ipotesi di spiegazione alternative che potevano essere avanzate. In generale, abbiamo confermato che la differenza tra le due forme di potere viene intuita già in tenera età”.

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