Il sobrio missionario annuncia il Vangelo, non i vip né gli “onnipotenti manager”

Sacerdoti e fedeli seguano il Vangelo e l’esempio del missionario

Un esempio di sobrietà, semplicità, verità, non di ricchezza e potere. Il Pontefice nell’Angelus di oggi, domenica 15 luglio 2018, ci ricorda il reale senso del Vangelo, e di come dobbiamo essere coerenti con la nostra fede e la parola di Dio. Così, sia i sacerdoti e le alte cariche della Chiesa, sia i credenti, non devono cercare ricchezze e potere. Con cui l’annuncio del Vangelo non ha nulla a che fare. Come non ha nulla a che vedere con quelli che Papa Francesco definisce ad esempio “manager onnipotenti”, oppure “funzionari inamovibili”, o “divi in tournée”.

Ovvero personaggi che hanno come obiettivo e strumento denaro, potere, successo. Per i quali conta l’esteriorità, certo non la sobrietà. Del resto, gli stessi santi, “non erano funzionari o imprenditori, ma umili lavoratori del Regno”. Il Santo Padre, partendo dal Vangelo di oggi, ci porta l’esempio degli apostoli a cui Gesù dice di andare missionari per il paese. Anticipandolo nel suo pellegrinaggio – Mc 6, 7 – 13 – . In questo modo, i dodici compiono una specie “di tirocinio” anticipato di ciò “che saranno chiamati a fare dopo la Risurrezione del Signore con la potenza dello Spirito Santo”.

Lo stesso brano del Vangelo odierno, spiega Papa Francesco, “si sofferma sullo stile del missionario, che possiamo riassumere in due punti: la missione ha un centro; la missione ha un volto”. Così “il discepolo missionario ha prima di tutto un suo centro di riferimento, che è la persona di Gesù”. Ce lo spiega la stessa lettura di oggi, “usando una serie di verbi che hanno Lui per soggetto – «chiamò a sé», «prese a mandarli», «dava loro potere», «ordinò», «diceva loro» – vv. 7. 8. 10 –. E gli apostoli partono e operano come nell’”irradiarsi da un centro”. E “nella loro azione missionaria” ripropongono la “presenza e l’opera di Gesù”.

Gli Apostoli non parlano per sé stessi, ma sono inviati e messaggeri di Cristo

Papa Francesco spiega come ciò dimostri che “gli Apostoli non abbiano niente di proprio da annunciare, né proprie capacità da dimostrare, ma parlano e agiscono in quanto inviati, in quanto messaggeri di Gesù”. Sottolineando che l’episodio, ricordato nel Vangelo di oggi “riguarda anche noi, e non solo i sacerdoti, ma tutti i battezzati, chiamati a testimoniare, nei vari ambienti di vita, il Vangelo di Cristo”. E come per i dodici apostoli, “anche per noi questa missione è autentica solo a partire dal suo centro immutabile che è Gesù”.

Una missione che “non è un’iniziativa dei singoli fedeli né dei gruppi e nemmeno delle grandi aggregazioni, ma è la missione della Chiesa inseparabilmente unita al suo Signore”. Così “nessun cristiano annuncia il Vangelo in proprio, ma solo inviato dalla Chiesa che ha ricevuto il mandato da Cristo stesso”. Perché diventiamo missionari attraverso il Battesimo. E “un battezzato che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù, non è un buon cristiano”.

L’altra “caratteristica dello stile del missionario” per il pontefice “è, per così dire, un volto, che consiste nella povertà dei mezzi”. Il missionario ha un “equipaggiamento” che “risponde a un criterio di sobrietà”. Così come sobrio è il suo modo di vivere, di porsi, di operare. Infatti Gesù dice ai dodici apostoli “di «non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura» – v. 8 -. Perché “il Maestro li vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori. Sicuri solo dell’amore di Lui che li invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare”.

Sobri missionari, “non manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée”

Papa Francesco spiega che “il bastone e i sandali sono la dotazione dei pellegrini”. Così come la semplicità e la sobrietà, “perché tali sono i messaggeri del regno di Dio, non manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée”. Il Santo Padre ha citato come esempio la Diocesi di Roma, di cui è Vescovo. E  alcuni dei Santi che la Diocesi ha portato alla Chiesa: “San Filippo Neri, San Benedetto Giuseppe Labre, Sant’Alessio, Santa Ludovica Albertini, Santa Francesca Romana, San Gaspare Del Bufalo e tanti altri”.

Spiegando che “non erano funzionari o imprenditori, ma umili lavoratori del Regno”. E avevano quindi “questo volto”: il volto del missionario, semplice, sobrio. E a questo stesso volto “appartiene anche il modo in cui viene accolto il messaggio”. Perché “può infatti accadere di non essere accolti o ascoltati” – v. 11 -. “Anche questo – spiega Papa Francesco – è povertà: l’esperienza del fallimento”. E la stessa vicenda umana “di Gesù, che fu rifiutato e crocifisso, prefigura il destino del suo messaggero. E solo se siamo uniti a Lui, morto e risorto, riusciamo a trovare il coraggio dell’evangelizzazione”.

Il Santo Padre ha concluso l’Angelus invocando “la Vergine Maria, prima discepola e missionaria della Parola di Dio”. Pregandola di aiutarci “a portare nel mondo il messaggio del Vangelo in una esultanza umile e radiosa, oltre ogni rifiuto, incomprensione o tribolazione”. Link Angelus, sito Vaticano.

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