La robotica che simula emozioni umane

Attualmente nel mondo sono attivi diversi progetti di robot umanoidi che interagiscono con le persone simulando, attraverso algoritmi e micromeccanismi che controllano parti del loro volto artificiale, espressioni di allegria, rabbia, paura, sorpresa, tristezza. Tra questi possiamo citare i giapponesi Asuna, che riproduce il volto di una teenager di 15 anni, e Erica, che come l’italiano Face mostra invece le fattezze di una donna adulta.

Oppure l’analogo progetto giapponese e statunitense Sophia, – vedi l’immagine a fianco – di Hiroshi Ishiguro e Hanson Robotics, società che ha anche realizzato un robot con il viso del grande scienziato Albert Einstein. Questi automi antropomorfi mimano le espressioni umane, per consentire alle persone di relazionarsi con loro in modi più naturali e emotivi, superando le naturali diffidenze e paure verso i robot tradizionali, che sembrano appartenere più alla fantascienza che poter essere parte della nostra quotidianità.

Consentendo allo stesso tempo di curare disturbi come l’autismo, o di introdurre comunque robot più rassicuranti di quelli che siamo abituati a vedere, in ambiti medici, terapeutici, di assistenza alla persone. Mostrando al tempo stesso nuovi scenari che inducono già a riflettere, prima ancora di arrivare a sviluppare una intelligenza artificiale consapevole di sé stessa – con i rischi che ciò comporterà, come spiegano molti scienziati e filosofi – su cosa siano le emozioni, la coscienza, la vita.

Uno di questi robot antropomorfi, il progetto Face, acronimo di Facial Automation for Conveying Emotion – Automazione Facciale per Trasmettere Emozione, sviluppato dal Centro di ricerca Enrico Piaggio dell’Università di Pisa, sarà visibile al Festival della Robotica che avrà luogo a Pisa dal 7 al 13 settembre 2017.

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