Ricordando Adam West, il primo Batman

Sabato 9 giugno ci ha purtroppo salutato un attore icona con cui molti di noi sono cresciuti e hanno fantasticato di immedesimarsi con il personaggio dei fumetti dell’Uomo Pipistrello, creato da Bill Finger e Bob Kane per DC Comics. William West Anderson era nato a Walla Walla, nello Stato di Washington, il 19 settembre del 1928. È morto quasi a 90 anni, a causa di una leucemia.

Aveva portato il personaggio di Batman sugli schermi televisivi dal 1966 al 1968, interpretandolo in 120 episodi e tre differenti stagioni. Sempre nel 1966 dalla serie tv era stato tratto anche un lungometraggio cinematografico, dal titolo Batman: The Movie. West ha poi continuato la propria carriera tra film e serie cinematografiche, venendo spesso omaggiato, ad esempio in diversi episodi del cartoon i Simpson o nella serie a fumetti The MisAdventures of Adam West, pubblicata da Bluewater Comics, per il proprio ruolo in Batman.

La serie da lui interpretata, ideata da William Dozier e prodotta da ABC, aveva come coprotagonista Burt Ward, nel ruolo di Robin, e ha ospitato, principalmente ad impersonare i numerosi villain del fumetto, nomi noti dello spettacolo. Dal regista e attore Otto Preminger, e gli attori George Sanders e Eli Wallach, che nelle tre stagioni hanno interpretato Victor Fries, alias Mr. Freeze.

A John Astin, conosciuto in Italia per aver interpretato il ruolo di Gomez Addams, pater familias della della Famiglia Addams, altra serie televisiva ABC, tratta dall’omonima striscia a fumetti. In Batman Astin aveva rivestito i panni Edward Nygma, l’Enigmista. O la cantante jazz e attrice Eartha Kitt nel ruolo di Selina Kyle, Catwoman, ricoperto anche dall’attrice Julie Newmar.

O gli attori Cesar Romero, grande interprete di film horror, e Burgess Meredith, in Batman rispettivamente interpreti di Joker, e di Pinguino. La serie aveva cambiato i paradigmi dell’intrattenimento televisivo, e aveva fatto conoscere al mondo il Cavaliere Oscuro, in un modo però molto diverso, forse pure più ingenuo, e di certo meno dark, di quello in cui è rappresentato oggi al cinema e nei fumetti attuali, con tripudi di effetti speciali.

La serie, che aveva come pubblico privilegiato bambini e adolescenti, aveva anche intenti pedagogici, che nella “cultura” della società odierna potrebbero apparire anacronistici: i cattivi venivano sempre regolarmente puniti, gli eroi e la sceneggiatura trasmettevano messaggi e esempi di etica, onestà, sincerità, rispetto delle leggi, e insegnavano anche l’importanza del rispetto delle regole, o del mangiare in modo sano.

Tra gadget, effetti speciali sorprendenti per l’epoca, un’auto che è rimasta un simbolo, colori sgargianti, e la novità di un super eroe di questo tipo in tv, la cifra stilistica della serie era costituita anche da ironia, assenza di violenza realistica, e richiami continui, anche grafici, ai fumetti. Fumetti con cui la televisione nella serie quasi si ibridava, con le nuvolette fumettistiche degli spari, dei combattimenti a mani nude e di altri rumori d’azione e di scena.

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